L'attività fisica intensa produce benefici?

16 aprile 2015

JAMA Intern Med 2015 Apr 6. doi: 10.1001/jamainternmed.2015.0533

 

L'attività fisica regolare è considerata un'azione importante per prevenire le malattie cardiovascolari (NEJM 1986; 314 (10): 605-613; JAMA 1998; 279: (6): 440-444; NEJM 1993; 328 (8): 538-545). Le prime raccomandazioni pubbliche in America pubblicate dal governo, per l'indicazione precisa di quanta attività fisica una persona dovesse fare per diminuire il rischio di malattie cardiovascolari, sono state presentate nel 2008 (2008 Physical Activity Guidelines for Americans).

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C'è un legame tra fumo e altre cause di mortalità oltre alle già note?

15 aprile 2015

NEJM 2015; 372: 631-40

La mortalità nei soggetti fumatori è 2 - 3 volte maggiore rispetto alla mortalità nelle persone che non hanno mai fumato. Il Surgeon General Report del 2014 ha stimato che il fumo di sigaretta negli Stati Uniti ogni anno causa più di 480.000 decessi (http://www.surgeongeneral.gov/library/reports/50-years-of-progress/#fullreport).

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Notizie dall'European Atherosclerosis Society 2015

14 aprile 2015

Stile di Vita

Non si hanno più scuse per modificare il proprio stile di vita. Questo concetto viene ribadito dal prof. Naveed Sattar (Institute of Cardiovascular and Medical Science, University of Glasgow). Il processo di urbanizzazione è andato di pari passo con il crescere dei fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, quali diabete e obesità. Questo legame è dovuto al benessere, alla possibilità di accedere a una dieta non corretta dal punto di vista quantitativo e qualitativo, dall'aumento di sedentarietà.

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Notizie dall'European Atherosclerosis Society 2015

08 aprile 2015

Nuovi Marcatori

I dati del Malmo Diet and Cancer Study, studio prospettico di popolazione, ha dimostrato che la proneurotensina, precursore della neurotensina che regola lo stimolo della sazietà, predice lo sviluppo di obesità nei pazienti non ancora obesi. Le persone che hanno un valore di proneurotensina nel quartile più alto, hanno un rischio di sviluppare obesità due volte maggiore, se paragonati alle persone con un valore nel quartile più basso.

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Fondazione Lorenzini