Attività fisica? Sì, ma a tempo e luogo 

24 settembre 2007
Ancora una volta trova conferma l’associazione tra l’inquinamento atmosferico e gli eventi cardiovascolari.

Cambiamenti transitori nell’esposizione agli inquinanti atmosferici si associano con aumenti temporanei del rischio di malattie cardiovascolari o addirittura di morte. Vi è anche evidenza di un’associazione tra inquinamento atmosferico e ischemia miocardica, infarto, aritmia ventricolare, esacerbazione di insufficienza cardiaca e ictus cerebrale. Responsabile di questi effetti sarebbe il passaggio in circolo attraverso l’epitelio polmonare di  gas e altri costituenti solubili di particelle metalliche. Queste forme acute di effetti del particolato prodotto dall’inquinamento sono da distinguere dagli effetti cronici sul rischio cardiovascolare, che si riscontrano in soggetti viventi in luoghi con livelli elevati di  inquinamento atmosferico, come quelli descritti nelle donne in questo articolo.

Un meccanismo che condiziona la forma acuta è quello che avviene durante un esercizio fisico in pazienti che avevano avuto un infarto del miocardio. In questi soggetti (tutti uomini nello studio) si evidenziava all’elettrocardiogramma che la depressione ST indotta dall’esercizio era presente in tutti pazienti, ma aumentava fortemente nei soggetti esposti a scarico di auto con motore diesel.

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