Endotelio: per rischiare basta una sola volta
13 settembre 2007
Quanto può essere dannoso lasciarsi tentare "una tantum" da un pasto – o anche solo da uno snack – ricco di grassi saturi? La risposta...
...(“Abbastanza da ridurre le difese dell’organismo nei confronti delle malattie cardiovascolari”) viene da una recente indagine, condotta da alcuni ricercatori dell’Università di Sydney (Australia), che hanno osservato questa risposta nei 14 soggetti arruolati nello studio, tutti sani e di età compresa tra 18 e 40 anni, ai quali erano stati somministrati una fetta di torta di carote ad alto contenuto di grassi saturi e un milkshake.
I risultati della ricerca hanno dimostrato che questo “festino lipidico” compromette la risposta elastica delle arterie all’onda sfigmica ma, soprattutto, che l’improvviso carico di grassi saturi impedisce al “colesterolo buono” (C-HDL) di proteggere l’endotelio arterioso dagli agenti infiammatori che promuovono la formazione delle placche ateromatose. Proprio quelle placche che causano nel tempo la trombosi coronarica e l’infarto miocardico.
«I pasti ricchi di grassi saturi possono predisporre alla formazione delle placche nelle arterie e alla loro infiammazione» spiega David Celermajer, cardiologo al Royal Prince Alfred Hospital di Sydney e coordinatore dello studio. Il suo team ha somministrato ai volontari arruolati nello studio due pasti-indice separati da un mese di dieta libera. Ogni pasto era composto da una fetta di torta di carote e un milkshake; però, mentre nel primo pasto i cibi contenevano grassi saturi, nel secondo erano confezionati con olio di cartamo (figura 1), polinsaturo e quindi molto più sano.

Figura 1. Cartamo (Carthamus tinctorius).Il pasto “intero” conteneva 68 grammi di grassi, saturi al 90 per cento, mentre nel pasto a base di olio di cartamo la percentuale di grassi non superava il 9 per cento. «L’impatto lipidico del pasto intero» precisano gli autori dello studio «era paragonabile a quello del consumo di un doppio
cheeseburger, una porzione
big di patatine fritte e un bicchiere altrettanto
big di
milkshake da parte di un soggetto (uomo o donna) del peso di 150 libbre [68,1 kg]».
Prima e dopo ogni pasto, i ricercatori hanno prelevato ai partecipanti un campione di sangue, per valutare l’eventuale diminuzione del potere antinfiammatorio del C-HDL. E in effetti le proprietà antinfiammatorie si riducevano dopo il pasto ricco di grassi saturi, mentre aumentavano dopo il consumo del – ben più sano – pasto a base di grasso polinsaturo
(figura 2).
Figura 2. (A) espressione della molecola di adesione intercellulare-1 (ICAM-1) e (B) della molecola di adesione delle cellule vascolari-1 (VCAM-1) da parte di cellule endoteliali ricavate da vena ombelicale umana attivate, dopo incubazione con lipoproteine ad alta densità (HDL) isolate dopo un pasto ricco di grassi polinsaturi (barre bianche) o saturi (barre grigie). Le cellule sono state incubate a una concentrazione di apolipoproteina A-1 di 8 µmol/L. I risultati (media ± DS) sono espressi come percentuale dell’espressione in presenza di HDL isolata dal sangue a digiuno (barre nere). Per la differenza tra i pasti: *p = 0,007; **p = 0,005. Si dimostra una significativa correlazione cronologica con i pasti sia da parte di ICAM-1 (p = 0,01) sia di VCAM-1 (p = 0,04).«Per quanto nel nostro studio la risposta endoteliale appaia transitoria» conclude Celermajer, «non si può escludere che il variare dell’espressione di ICAM-1 e VCAM-1 produca danni cumulativi. E non si può non essere preoccupati per gli effetti che si potrebbero sommare nel tempo, ogni volta che si consuma un pasto ricco di grassi saturi».