...dichiarazione che sembra utile riportare così, solo tradotta nella sua integrità, senza ulteriori commenti.
«La combinazione di diabete e obesità (“diabesità”) è la più grande epidemia che il mondo abbia mai dovuto affrontare. Ciò che l’HIV/AIDS è stato negli ultimi vent’anni del XX secolo, il diabete e l’obesità – con le loro conseguenze – lo saranno certamente nelle prime due decadi del XXI secolo. Negli ultimi decenni, il numero dei diabetici è più che raddoppiato a livello globale. L’International Diabetes Federation, servendosi di dati forniti dal mio International Diabetes Institute australiano, ha comunicato di recente che il numero dei diabetici è destinato a salire dagli attuali 246 milioni a 380 milioni nel 2025 (1). Eppure, malgrado i segnali di allarme, la maggior parte dei Governi ha reagito con troppa lentezza. Così, oggi il diabete è tragicamente un’epidemia globale con devastanti conseguenze umanitarie, sociali ed economiche (2)».
«A fronte di queste premesse, il 21 dicembre 2006 è stato un giorno memorabile per la comunità mondiale del diabete. Quel giorno l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha infatti approvato all’unanimità una risoluzione che dichiarava “questione internazionale di salute pubblica” il diabete, seconda malattia, dopo l’HIV/AIDS, a ottenere questo poco invidiabile status».
«Il diabete è una malattia cronica le cui complicazioni possono interferire pesantemente con la qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie per via della morbilità e mortalità loro associate. Dal momento che oggi il diabete colpisce molte persone in età lavorativa, i suoi effetti sono pesanti sia a livello individuale sia sul prodotto nazionale. Al di là del loro impatto devastante sulle economie dei Paesi più sviluppati, quali l’Australia, il Regno Unito e gli Stati Uniti, è possibile che le conseguenze socioeconomiche del diabete portino al fallimento anche le economie di numerosi Paesi in via di sviluppo».
«Combattere il diabete e l’obesità è probabilmente una delle sfide più importanti del XXI secolo a livello globale per chi si occupa di salute pubblica. E’ una battaglia che possiamo e dobbiamo vincere!»
Bibliografia