La scomparsa di Michael DeBakey 

12 luglio 2008
Se n’è andato un paio di mesi prima di compiere i cent’anni, ma l’ultimo record era riuscito comunque a stabilirlo poco più di due anni fa:

a 97 anni compiuti Michael DeBakey, padre nobile della chirurgia cardiovascolare, aveva “saltato la barricata” diventando il paziente più anziano ad avere superato brillantemente sette ore di intervento per una sostituzione aortica in circolazione extracorporea, resa indispensabile da un aneurisma dissecante che non rispondeva più ad alcuna terapia medica.

MichaelDeBakey

Chi scrive ha avuto l’onore di essergli presentato 33 anni fa, al termine di un “Mercoledì dello Zonda” – incontri di aggiornamento che si tenevano all’omonimo padiglione del Policlinico di Milano – che lo ebbe come relatore d’eccezione sul tema, a lui caro, degli aneurismi dell’aorta addominale. Dopo una trattazione di straordinaria chiarezza e semplicità, DeBakey volle chiudere con un’importante nozione di semeiotica. «Quando la diagnosi non è ancora definita e non è stata eseguita l’aortografia [si ricordi che nel 1975 non esistevano tomografia computerizzata, risonanza magnetica né tante altre cose, e che l’aortografia comportava la puntura diretta dell’arteria per via translombare], il proseguimento dell’iter diagnostico e la programmazione del corretto approccio chirurgico possono trarre vantaggio dal sapere in anticipo se l’aneurisma ingloba anche le arterie  renali oppure se la dilatazione inizia solo al di sotto del loro imbocco» spiegò il chirurgo statunitense. «Per averne un’idea sufficientemente precisa, basta effettuare una palpazione bimanuale profonda dell’epigastrio, tenendo le mani ben accostate, abbastanza rigide e leggermente flesse. Se eseguendo tale manovra si ha la sensazione di riuscire a “uncinare” completamente con la punta delle dita il polo craniale dell’aneurisma, esso è sottorenale “puro”, può essere esposto e trattato per via esclusivamente laparotomica, tramite un’incisione xifo-pubica. Non saranno necessari l’approccio toracotomico né tanto meno la circolazione extracorporea».

Nella circostanza il “padrone di casa” – che era Edmondo Malan, clinico chirurgo, direttore dello “Zonda” e grande amico di DeBakey – volle aggiungere qualcosa che andava al di là dei puri convenevoli. «Sembra che non vi sia nulla da dire se non ringraziare il professor DeBakey per la sua lezione, che è stata davvero “magistrale”, ma non è così» fu il suo commento conclusivo. «Sentirei di avergli fatto un grave torto se non ricordassi a tutti voi che il segno da lui descritto per porre diagnosi differenziale di aneurisma sopra- o sottorenale, e la relativa manovra semeiologica, è oggi universalmente noto come “segno di DeBakey”. Ma evidentemente lui ha ritenuto superfluo ricordarlo».

PA

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