Esiste l'ictus al femminile? (Parte 2) 

31 luglio 2009
L’ictus è la prima causa di disabilità a lungo termine negli Stati Uniti...

...ed è ormai divenuto un problema di sanità pubblica di primissima importanza (Stroke 2006; 37:2387-2399). L’incidenza dell’ictus sta crescendo nelle donne, ma è importante evidenziare come vi sia a volte un ritardo nel trattamento della sintomatologia dell’ictus (Stroke 2006; 37:1248-1253) e come vi sia una maggiore disabilità e una peggiore qualità di vita nelle donne dopo l’ictus (Lancet Neurol 2008; 7:915-926; Circulation 2006; 114:168-182). Gli autori hanno identificato tutti i pazienti con un’età maggiore o uguale a 21 anni ricoverati al Beth Israel Deaconess Medical Center tra il 1 Aprile 1999 e il 31 Dicembre 2004 con una diagnosi neurologica di ictus e residenti nell’area metropolitana di Boston. Sono stati esclusi per ulteriori accertamenti i pazienti con un attacco ischemico transitorio e con un ictus verificatosi durante la degenza in ospedale. Si sono considerati come sintomi presenti i sintomi occorsi entro le 24 ore dall’evento e come sintomi prodromici quelli che si sono verificati più di 24 ore prima del ricovero. Sono stati analizzati 1107 pazienti (donne n=608 54.9%; uomini n=499 45.1%) con un’età media di 73 ± 14.5 anni, maggiormente di razza caucasica (62.7%) e donne. Le donne ricoverate sono risultate essere statisticamente più anziane degli uomini (75.8 ± 14.5 anni vs 69.7 ± 13.8 anni). Le donne tendevano ad avere un ictus di origine cardioembolica, mentre gli uomini un ictus di un grosso o piccolo vaso. Al momento del ricovero non si registrava una differenza di genere nei valori pressori. Le donne avevano statisticamente una storia meno importante di dislipidemia, diabete, di malattie coronariche o di infarto del miocardio, mentre avevano una storia di fibrillazione atriale più comune degli uomini. Non si è registrata una differenza di genere nei sintomi presenti (debolezza, goffaggine, intorpidimento, convulsioni, difficoltà di parola, difficoltà nella deambulazione, mal di testa, cambiamenti nel comportamento, difficoltà di comprensione, nausea, cambiamenti nella visione, fatica, malessere). Anche nei sintomi classici non si è registrata una differenza (intorpidimento, debolezza, difficoltà nell’eloquio, modificazioni nella vista, difficoltà a camminare, mal di testa o difficoltà a comprendere). Il 35% dei pazienti presentava sintomi prodromici e non vi era una differenza di genere. L’intorpidimento è stato riscontrato più frequentemente negli uomini, mentre il mal di testa era riportato più comunemente dalle donne come sintomo prodromico. Le donne ricevevano come terapia farmacologica l’aspirina e la statina. Le donne non differiscono in modo statisticamente significativo in termini di prevalenza di sintomi tradizionali di ictus, ma hanno più sintomi prodromici. Gli autori non hanno trovato differenze nei sintomi prodromici, rendendo difficile parlare di differenze di genere nei sintomi di allarme. Tutto questo vuol dire che bisogna proseguire a sensibilizzare le donne verso i comuni fattori di rischio per l’ictus.

Fonte: Stroke 2009; 40:1121-1126


 

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