Dal nostro inviato a Chicago
26 giugno 2007
Se l’attuale andamento epidemico non si arresterà, le ultime proiezioni del governo USA dicono che nel 2050 48 milioni di cittadini statunitensi avranno il diabete di tipo 2.
Ma insieme alla malattia aumenteranno anche le più gravi complicazioni neurosensoriali, come la perdita della vista e dell’udito: lo sostengono alcune relazioni presentate alla 67° Scientific Session dell’American Diabetes Association (ADA) che si è appena conclusa a Chicago.

«Tra il 1963 e il 2005 abbiamo notato periodi di rapido aumento nell’incidenza dei casi di diabete» ha dichiarato Linda Geiss, responsabile dell’area epidemiologica Diabete ai
Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta e autore della prima presentazione. «Sono almeno 15 anni che i casi di diabete stanno aumentando, e non sembra che abbiano deciso proprio ora di rallentare». Passando in rassegna i dati della
National Health Interview Survey, l’équipe di Geiss ha trovato che dal 1990 al 2005 i casi di diabete sono aumentati da 26,4 a 54,5 per mille abitanti, la qual cosa vale un incremento annuo del 4,6 per cento. L’epidemiologa dei CDC è convinta che la crescita esponenziale del diabete sia largamente condizionata dall’obesità, che a sua volta ha assunto negli Stati Uniti un andamento epidemico. «E’ allarmante che negli ultimi 15 anni il diabete sia cresciuto senza interruzione, ma lo è ancora di più che non stia dando alcun segnale di rallentamento» ha aggiunto la ricercatrice. «Questo vuol dire che il diabete rappresenterà per molti anni ancora un grave problema di salute pubblica».
In un’altra presentazione, Jinan Saaddine (anch’egli epidemiologo ai CDC) e colleghi hanno calcolato il numero di cittadini statunitensi che saranno colpiti da retinopatia diabetica entro il 2050. La retinopatia diabetica è una grave affezione oculare che può ridurre l’acuità visiva fino a causare la cecità. «Al momento attuale, vivono negli USA 5,5 milioni di persone con retinopatia diabetica» ha affermato Saaddine. «Nel 2050 il loro numero avrà raggiunto quota 16 milioni. Nei casi più gravi, ad alto rischio di cecità residua, il numero passerà da 1,2 milioni nel 2005 a 3,4 milioni nel 2050». L’epidemiologo ha poi raccomandato all’intero servizio sanitario statunitense di tenere alta la guardia per essere pronto a fronteggiare questo drammatico incremento dei casi di retinopatia diabetica. «E’ necessario collaborare per giungere a una migliore gestione del diabete, in quanto la retinopatia appare strettamente correlata a un controllo glicemico insufficiente».
In una terza presentazione, Catherine Cowie – lei pure epidemiologa al
National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (NIDDKD), uno dei tanti pianeti che compongono la galassia dei
National Institutes of Health (NIH) di Bethesda – ha presentato i dati raccolti da 5.140 persone che, nel periodo 1999-2004 e nel quadro della
National Health and Nutrition Examination Survey, erano state sottoposte a test audiometrici. L’équipe di Cowie ha trovato che il 31,6 per cento dei 399 pazienti diabetici aveva un deficit percettivo alle basse frequenze, contro il 14,5 per cento dei 4.741 soggetti non diabetici. Il deficit percettivo alle alte frequenze era presente nel 56,8 per cento dei diabetici contro il 35,8 per cento dei non diabetici. «L’alta prevalenza di ipoacusia nei diabetici desunta dai dati nazionali lascia presumere che sottoponendo i diabetici a screening per la sordità le diagnosi di nuovi casi aumenterebbero sensibilmente» ha concluso la ricercatrice. «Inoltre è necessario approfondire gli studi sui potenziali meccanismi che legano il diabete con l’insorgenza di un calo dell’udito».
Due altri autori hanno affrontato i temi del diabete non diagnosticato e della percezione del rischio-diabete nella popolazione non ammalata. Nella prima presentazione Xuanping Zhang – biostatistico alla
Division of Diabetes Translation dei CDC – e colleghi hanno calcolato che il 2,8 per cento della popolazione statunitense ha il diabete senza esserne a conoscenza. «Naturalmente c’è una relazione di causa-effetto tra diagnosi e accesso alle cure» ha ricordato Zhang «ma la mancanza di un’assicurazione sanitaria rende molto più difficile al paziente l’accesso alla prevenzione». Usando i dati 1999-2004 della
National Health and Nutrition Examination Survey, Zhang e colleghi hanno trovato che il mancato accesso alle cure per mancanza di copertura assicurativa, da cui la mancata diagnosi e il mancato trattamento della malattia, sono le cause prime del mancato rilievo epidemiologico di questi casi di diabete. «Le limitazioni nell’accesso alla salute rappresentano effettivamente un ostacolo alla diagnosi del diabete» conclude pertanto Zhang.
Nella presentazione conclusiva, Jo Azzarello, professore associato di assistenza infermieristica all’
University of Oklahoma College of Nursing, ha raccolto i dati relativi alla conoscenza del rischio diabete da parte di 442 persone che avevano affermato di non avere la malattia. Lo studio ha però dimostrato che il 55 per cento di queste persone era rischio di sviluppare la malattia e il 52 per cento di loro aveva una concezione errata dei propri fattori di rischio. «Tra coloro che valutavano in modo inesatto il proprio rischio, il 69 per cento era convinto di essere a basso rischio di sviluppare il diabete, mentre in realtà era a rischio, a fronte di un 31 per cento convinto di essere a rischio» ha precisato il ricercatore. Azzarello ha poi aggiunto che le persone più anziane tendevano a essere un po’ più ottimiste circa le loro possibilità di restare alla larga dal diabete: «I giovani erano invece un po’ più pessimisti» ha concluso Azzarello. «Questo lascia molto stupiti, e lo stupore non è senza ragione. Chi pensa di andare incontro al diabete, non importa come, quando e perché, potrebbe non sentirsi abbastanza motivato all’adozione di uno stilo di vita sano. chi adotta uno stile di vita sano riduce invece – e sensibilmente – le probabilità di ammalarsi di diabete».