Un pesce insegna a curare l’obesità
24 giugno 2007
Tutti sanno che nutrirsi di pesce magro aiuta ad assottigliare il giro vita, ma alcuni ricercatori statunitensi...
...del Center for the Study of Weight Regulation and Associated Disorders presso l’Oregon Health and Science University di Portland hanno trovato un nuovo modo per farsi aiutare dai pesci a combattere l’obesità. In uno studio che sarà pubblicato a luglio 2007 dalla versione cartacea del FASEB Journal, gli autori della ricerca descrivono il primo modello genetico dell’obesità in un pesce. La disponibilità di questo modello potrebbe imprimere un’accelerazione decisiva allo sviluppo di nuovi farmaci per aiutare chi ne ha bisogno a perdere peso e non riacquistarlo più. Secondo Roger Cone, coordinatore dello studio, «riuscire a riprodurre una patologia tipicamente umana quale l’obesità nel pesce zebra dovrebbe consentire agli studiosi di comprendere finalmente le basi molecolari della malattia. E questo, in ultima analisi, potrebbe accrescere l’efficienza e la potenza del processo di drug discovery, con il risultato di portare sul mercato nuovi farmaci più in fretta e a costi minori».
Nello studio, gli autori sono riusciti a sviluppare l’obesità nel pesce zebra (Danio rerio) producendo nel teleosteo lo stesso tipo di mutazione genetica che causa nell’uomo le forme più gravi di obesità. Tale mutazione blocca l’attività del recettore per la melanocortina-4, che rappresenta il “cuore funzionale” di un nucleo ipotalamico chiamato “adipostato” (di cui si occupa da molti anni, seppure in una diversa prospettiva, anche il clinico medico padovano Giuliano Enzi). L’adipostato esercita una funzione omeostatica sul peso corporeo, come il termostato sul riscaldamento domestico, e coopera a mantenere costanti le riserve energetiche a lungo termine (cioè il tessuto adiposo). E’ proprio l’adipostato a rendere così difficile perdere peso e non riprenderlo subito.

Sopra: pesce zebra (Danio rerio) obeso. Sotto: pesce zebra normale.
«Gli americani, compresi i più giovani, stanno ingrassando a un ritmo preoccupante, ma con questo modello siamo un po’ più vicini alla possibilità di “spegnere” temporaneamente, o quanto meno rallentare, i meccanismi di accumulo del tessuto adiposo che una volta erano essenziali per garantire la sopravvivenza della specie umana» ha scritto Gerald Weissmann, direttore del
FASEB Journal. «Il pesce zebra, che ha uno scheletro osseo e il cui genoma è ben conosciuto, è divenuto il modello animale ideale per lo studio di numerose malattie. E’ un’ulteriore conferma di quanto possa fare la biologia sperimentale – in questo caso la zoo-fisiologia e la genetica – per la salute dell’uomo».
Sopra: embrione di pesce zebra normale. Sotto: embrione di pesce zebra in cui è stato trasferito un gene che provoca l’obesità. I depositi di colore più scuro dimostrano che il trasferimento genico ha avuto successo. Quando questo pesce crescerà, diventerà obeso e il suo metabolismo diventerà simile a quello dei pesci e degli esseri umani geneticamente obesi.Secondo i
Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta, la prevalenza del sovrappeso e dell’obesità è aumentata costantemente negli ultimi 30 anni. Nell’età adulta (20-74 anni) la prevalenza dell’obesità è aumentata dal 15 per cento (1976-80) al 32,9 per cento (2003-4). In età pediatrica (2-5 anni, 6-11 anni e 12-19 anni) la prevalenza del sovrappeso è aumentata, rispettivamente, dal 5 al 13,9 per cento, dal 6,5 al 18,8 per cento e dal 5 al 17,4 per cento. Il sovrappeso e (a maggior ragione) l’obesità aumentano il rischio di numerose patologie, tra cui – ma non solo – ipertensione arteriosa, dislipidemia, diabete di tipo 2, cardiopatia ischemica, ictus cerebrale, calcolosi biliare, osteoartrosi, apnea ostruttiva del sonno, disturbi respiratori e alcuni tipi di cancro.