Diabete-obesità: un’emergenza sempre più grave 

10 giugno 2007
«Oggi il diabete colpisce il 5-6 per cento della popolazione italiana, mentre solo dieci anni fa interessava quattro italiani su 100».

Lo ha affermato Antonio Pontiroli, direttore della Divisione di Medicina 2a, Ospedale San Paolo, Università degli Studi di Milano e presidente del recente 6° Convegno nazionale Diabete-Obesità. «La ragione è semplice» ha aggiunto il diabetologo milanese: «la modifica in peggio degli stili di vita, che porta un italiano adulto su tre (33,4 per cento) a essere in sovrappeso e uno su dieci (9,1 per cento) a essere francamente obeso. Per chi si occupa di malattie del metabolismo, il binomio diabete-obesità è ormai diventato il problema emergente nei paesi avanzati, perché riguarda fasce di età sempre più giovani: cioè il futuro della società».

In Italia risulta già obeso il 13 per cento dei bambini e degli adolescenti, così come sono in aumento tra i giovani anche i casi di diabete di tipo 2, una volta definito “senile”. Carlo Agostoni, docente di Clinica pediatrica, Ospedale San Paolo, Università degli Studi di Milano, ha quindi aggiunto che è ormai ampiamente dimostrato come sovrappeso e obesità in età adolescenziale siano alla base di una serie di malattie in età adulta, indipendentemente dal peso effettivo in età adulta, «com’è altrettanto vero che uno dei fattori di rischio per l'obesità infantile è l’interruzione precoce dell’allattamento al seno, che dovrebbe proseguire anche nello svezzamento e, qualora il latte materno venga a mancare, essere sostituito da latte formulato» ha detto ancora Pontiroli.

Secondo il rapporto 2007 dell’American Heart Association Statistics Committee and Stroke Statistics Subcommittee, illustrato da Federico Lombardi, direttore della Divisione di Cardiologia, Ospedale San Paolo, Università degli Studi di Milano, il diabete aumenta il rischio di infarto miocardico da 1,5 a 4,5 volte nella donna e da 1,5 a due volte nell'uomo, inoltre, aumenta il rischio di ictus da due a sei volte. Il 65 per cento dei decessi negli adulti diabetici è legato a malattie cardiovascolari, e nei diabetici la mortalità cardiovascolare risulta da due a quattro volte maggiore rispetto ai non diabetici.

«La prima misura da adottare è di carattere educativo: l’obesità e il diabete di tipo 2 (che vale il 90-95 per cento di tutti i casi di diabete) si possono infatti prevenire e curare con interventi sugli stili di vita, migliorando l’alimentazione, ma soprattutto facendo attività fisica» ha spiegato Pierpaolo De Feo, ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Perugia e coordinatore del Gruppo Attività fisica di Diabete Italia. «I benefici di un regolare programma di attività fisica aerobica, svolta nel tempo libero, da persone con diabete di tipo 2 e obesità o sovrappeso, sono stati dimostrati da uno studio che abbiamo condotto all’Università di Perugia, in cui abbiamo valutato l’effetto di diversi livelli di attività fisica aerobica in 179 diabetici di età media di 62 anni».

Coloro che effettuavano oltre 200 minuti la settimana (circa 30 minuti al giorno) di attività fisica mostravano riduzione del peso corporeo, del giro vita, della frequenza cardiaca, della glicemia e del colesterolo “cattivo” (LDL) con un aumento di quello “buono” (HDL). Inoltre la quantità di attività fisica svolta si correla con la riduzione della spesa sanitaria: è stato stimato, infatti, che in due anni camminare 5 km al giorno riduce i costi per farmaci di 550 euro, quelli per altre spese sanitarie di 700 euro, quelli sociali indiretti di 110 euro e i costi totali di 2.000 euro, con un incremento dei costi sociali diretti di 400 euro.

Per queste ragioni, il Gruppo Attività fisica di Diabete Italia promuove il progetto “Io muovo la mia vita”, per sensibilizzare sull'efficacia dell'attività fisica nella terapia dell’obesità e del diabete di tipo 2. «Il diabete, con circa tre milioni di decessi l’anno, è la quarta causa di morte nei paesi industrializzati: praticamente come l'AIDS, cui i governi destinano tuttavia risorse enormemente superiori» ha concluso Pontiroli. «E questo, malgrado i suoi costi siano tra i più elevati: in media 2.800 euro l’anno a paziente in Italia, pari a un totale di 8,5 miliardi di euro l’anno».

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