...nonostante i dubbi sollevati in queste settimane, dopo la pubblicazione dei risultati dello studio Enhance secondo cui il farmaco di associazione anticolesterolo “due in uno” composto da ezetimibe più simvastatina sembra non funzionare meglio della sola simvastatina su alcuni indicatori di danno cardiovascolare. A difendere l’equazione “livelli elevati di colesterolo nel sangue uguale aumentato rischio di infarto e ictus” è Rodolfo Paoletti, professore emerito di Farmacologia all’Università degli Studi di Milano e presidente della Fondazione Giovanni Lorenzini. L'esperto lancia un messaggio ai pazienti in terapia: «Mai interrompere i trattamenti, sarebbe gravissimo».

Il farmacologo milanese Rodolfo Paoletti
I riflettori della cronaca sono stati puntati sullo studio Enhance con toni che lo specialista non accetta. «Questo studio, che effettivamente andava presentato subito perché non c’era alcun bisogno di nasconderlo» spiega infatti Paoletti nell’intervista rilasciata lo scorso 19 febbraio 2008 all’agenzia Adnkronos Salute «non ha nulla a che fare con la colesterolemia né con i suoi effetti sulla salute. Non è dunque con questo trial che possiamo rispondere alla domanda “colesterolo alto nemico vero o falso mito?”». Un quesito che, nella convinzione del farmacologo, «non ha alcun bisogno di una nuova risposta, perché sappiamo ormai da anni che alti livelli di colesterolo nel sangue si traducono in alto danno» ribadisce l’esperto. «Che poi due molecole anticolesterolo, messe insieme, appaiano meno attive di una da sola» aggiunge «può dipendere da un’infinità di fattori. Non si possono trarre conclusioni adesso» avverte. «Lo si potrà fare tra alcuni mesi, quando gli studi tuttora in corso saranno stati pubblicati».
Se è vero dunque che «i farmaci contro il colesterolo alto rappresentano per le aziende farmaceutiche un business miliardario» continua Paoletti «è anche vero che, per chi convive con livelli fuori soglia di questo grasso nel sangue, curarsi resta al momento un imperativo categorico. L’ultima cosa che un medico saggio – o chiunque si occupi di questi farmaci – dovrebbe fare» dice lo scienziato «è sperare che venga bloccato l’uso di una o più di queste molecole. Sappiamo infatti che il maggior pericolo per la salute dei malati si verifica proprio quando si interrompe un trattamento già iniziato. Non solo i pazienti in cura con statine sono milioni nel mondo, ma usano questi medicinali per anni, tutti i giorni. E sospendendo la terapia improvvisamente si scatenerebbe in loro un pericolosissimo effetto rebound, cioè un “rimbalzo” indesiderato del colesterolo verso l’alto».
La certezza che l’andamento epidemico dell’ipercolesterolemia nella società moderna sia un’emergenza “sempreverde”, da combattere con armi farmacologiche sempre più affilate, non cancella però l’esistenza di ombre su cui far luce e la necessità di proseguire le ricerche di settore. «Nello studiare le molecole anticolesterolo occorre la massima serietà» è l'invito di Paoletti ai colleghi «perché se alcuni di questi composti sono in uso da anni, altri sono più nuovi e la loro immissione in commercio richiede indagini accurate». Un discorso valido anche per i CETP-inibitori, farmaci sperimentali appartenenti a una nuova famiglia che promette di abbattere i livelli del c-Ldl (il colesterolo “cattivo”) alzando quelli del c-Hdl (il colesterolo “buono”). Lo sviluppo di una di queste molecole, il torcetrapib, è stato interrotto in fase clinica avanzata per un aumento del rischio cardiovascolare, mentre altri composti “fratelli” sono ancora allo studio. «E’ troppo presto per esprimersi» commenta Paletti. «Bisognerà capire se i problemi riguardano il singolo farmaco o l’intera classe, e sarà solo il tempo a chiarirlo. Lo sviluppo di un farmaco richiede anni di sforzi, ingenti investimenti e una dote che qualcuno ha già perso: la pazienza».