Studi sulla riduzione del colesterolo 

17 febbraio 2008
Sotto questo titolo, lo scorso 14 febbraio 2008, il “Corriere della Sera” ha pubblicato a pagina 53 una lettera firmata da...

Andrea Poli e Alberico L. Catapano, del Dipartimento di Scienze farmacologiche dell’Università di Milano. La replica dei due ricercatori segue di due giorni l’analoga presa di posizione inviata al quotidiano milanese da Rodolfo Paoletti e Andrea Peracino. Anche in questo caso, cardiometabolica ritiene utile riportare integralmente il documento per una corretta informazione dei propri lettori.

Adriana Bazzi, sul Corriere del 7 febbraio, parla dello studio Enhance, che avrebbe dato “l’ultima spallata al dogma che colesterolo alto è uguale a rischio cardiovascolare”, e conclude che un’assoluzione del colesterolo stesso potrebbe essere in arrivo dal mondo scientifico.

Cosa dice Enhance in realtà? Lo studio (che per la sua struttura nulla può dire della relazione tra colesterolo e rischio cardiovascolare) ha confrontato gli effetti di due trattamenti di riduzione del colesterolo LDL (il colesterolo “cattivo”): uno aggressivo (-41 per cento) e uno molto aggressivo (-58 per cento). Enhance, quindi, ha messo a confronto due trattamenti di diversa efficacia nel ridurre la colesterolemia: l’informazione ricercata, di conseguenza, era quanto sia opportuno abbassare la colesterolemia, e non se valga la pena di farlo (cosa ben nota da anni).

Enhance, inoltre, è uno di quegli studi che potremmo definire “di contorno”, condotti per meglio comprendere i meccanismi d’azione dei farmaci e i loro effetti sui cosiddetti “end-point surrogati”: non correlati cioè direttamente alla salute del paziente e alla comparsa di specifiche malattie. Gli autori, infatti, non hanno conteggiato i casi di infarto o di morte (come negli studi storici che hanno dimostrato l’utilità della riduzione del colesterolo), ma hanno misurato lo spessore della parete delle arterie carotidi all’inizio e alla fine dello studio: senza trovare differenze significative tra i due gruppi di trattamento.

Enhance, in conclusione, è interessante sul piano scientifico, ma probabilmente poco o nulla rilevante sul piano pratico, e concludere dai suoi risultati che ridurre il colesterolo non serve è del tutto inappropriato. Significa ignorare 60 anni di ricerca epidemiologica, e i risultati di molti studi che hanno dimostrato in modo coerente e convincente, praticamente senza eccezione, che abbassare il colesterolo riduce il rischio d’infarto. E rischia di vanificare il ruolo della dieta nel controllo della colesterolemia: se solo alcuni farmaci (le statine), indipendentemente dal loro effetto sul colesterolo, possono ridurre il rischio d’infarto, come sembra sostenere la Bazzi, perché mai infatti si dovrebbe seguire uno stile alimentare appropriato per ottenere un risultato inutile come il calo del colesterolo nel sangue?

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