Le CVD uccidono ogni anno 4,3 milioni di europei 

17 febbraio 2008
Ogni anno le malattie cardiovascolari (CVD) uccidono in Europa 4,3 milioni di persone, di cui due milioni solo nell’Unione Europea. Non stupisce, quindi,

che le CVD rappresentino oggi la prima causa di morte nel Vecchio continente. Per richiamare l’attenzione su questo reale e grave problema di salute pubblica, lo scorso 13 febbraio 2008 l’European Heart Network e le associazioni che ne fanno parte in ogni Paese, tra cui in Italia la Fondazione Italiana per il Cuore, hanno deciso di pubblicare questi numeri preoccupanti e di dare loro il massimo risalto mediatico.

«Patologie come infarto miocardico, ictus cerebrale, trombosi ed embolia non uccidono però in modo omogeneo» rivela il network europeo. «In Bulgaria le malattie cardiovascolari causano il 62 per cento dei decessi negli uomini e il 71 per cento nelle donne, in Francia il 26 per cento negli uomini e il 31 per cento nelle donne. Esistono sensibili differenze anche tra Nord e Sud Europa: si muore meno nei Paesi dell’Europa settentrionale, meridionale e occidentale, mentre si continua a morire nei Paesi dell'Europa centrale e orientale. Per fare qualche esempio, dati alla mano, tra il 1995 e il 2005 il tasso di mortalità per infarto miocardico negli uomini si è più che dimezzato in Irlanda (-53 per cento), mentre in Romania è sceso solo del 18 per cento. L’ictus cerebrale (ormai inglobato a pieno titolo dal termine “malattie cardio-cerebrovascolari”, data la stretta connessione fra cuore, cervello e circolazione del sangue) è diventato meno aggressivo nei confronti delle donne in Irlanda (dove il tasso di mortalità è diminuito del 57 per cento) ma non in Romania (-29 per cento). In Ucraina è addirittura aumentato: del 13 per cento negli uomini e del 12 per cento nelle donne».

Prosegue la rete di associazioni europea contro le malattie cardiovascolari: «Nell’Unione Europea, in generale, le donne muoiono più degli uomini per colpa di queste patologie: 45 donne a fronte di 38 uomini su 100. La sola trombosi coronarica (infarto o angina) è la causa più frequente di morte non solo nell’UE, ma anche nei Paesi europei che non hanno ancora aderito all’Unione: ogni anno una morte su sei tra gli uomini (17 per cento) e poco meno tra le donne (15 per cento). Ancora, l’ictus cerebrale (che nella stragrande maggioranza dei casi è provocato da un’ischemia causata a sua volta da un trombo o da un embolo) è il secondo grande killer: uccide ogni anno una donna su otto (12 per cento) e un uomo su 11 (9 per cento)». Un quadro complessivo che, oltre a risolversi in una vera e propria strage, costa alle casse già esangui del Vecchio continente un’emorragia pari a 192 miliardi di euro l’anno.

«Una cifra esorbitante» aggiunge il network di associazioni, «se è vero che l’intero bilancio 2008 dell’UE ammonta a 129,1 miliardi di euro. Questo significa» aggiunge «che il costo pro capite per ogni cittadino dell’Unione è pari a 391 euro l’anno». Costi che però variano in ogni Stato: meno di 60 euro pro capite l’anno in Bulgaria e oltre 600 in Germania e nel Regno Unito. «Sul totale, il 57 per cento viene speso per l’assistenza sanitaria, il 22 per cento per l’assistenza generale alle persone con CVD e il 21 per cento è imputabile alla perdita di produttività».

Anche i costi variano nei diversi Paesi, moltiplicandosi enormemente (di quasi 12 volte nel 2006) negli ultimi anni: si pensi che in Romania il costo è calcolato intorno a 34 euro, mentre in Germania ammonta a 413 euro. Lussemburgo, Danimarca e Cipro spendono il 5 per cento del proprio budget per queste malattie, la Polonia il 17 per cento. Lo scenario “apocalittico” si aggrava ancora, sempre secondo l'analisi del gruppo di associazioni europee, quando si prendono in considerazione i costi indiretti. «Nel 2006 i costi in termini di perdita di capacità produttiva nelle persone colpite da infarto, ictus ed embolia» continua il rapporto «sono stati calcolati intorno a 41 miliardi di euro: circa due terzi imputabili a morti premature (26,9 miliardi di euro) e un terzo a pazienti colpiti in piena età produttiva (13,9 miliardi di euro)».

Un altro importante centro di costo è l’assistenza non direttamente sanitaria ai malati da parte di parenti e amici: «Nel 2006 ammontava a poco meno di 42 miliardi di euro» precisa il report. «Un prezzo molto gravoso per l’intera comunità europea, pesante non solo per il numero di morti ma anche per la enorme quantità di malati». Questa somma di ragioni spinge l’European Heart Network a sollecitare la Commissione europea a «formulare con urgenza una strategia globale e concreta per prevenire le malattie cardiovascolari nell’UE. La Commissione europea e il Parlamento» conclude la dichiarazione «hanno dimostrato negli ultimi anni grande sensibilità sul tema della prevenzione delle CVD. Oggi questo sostegno deve tradursi in un’ulteriore azione affinché il Consiglio dell’Unione europea faccia tutto il possibile per ridurre non solo il numero dei pazienti che ogni anno sono colpiti dalle malattie cardiovascolari, ma anche le deplorevoli disuguaglianze tra gli Stati membri».

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