...che conduciamo insieme ai colleghi americani ha dimostrato per la prima volta che c’è una relazione di causa-effetto tra grasso viscerale e infiammazione sistemica e che, nello specifico, è l’interleuchina-6 prodotta ad alte concentrazioni, in presenza di grasso viscerale, ad aumentare il rischio di sviluppare diabete mellito di tipo 2 e infarto miocardico. Questo avviene perché nelle persone con obesità viscerale, quelle in cui predomina il grasso che si forma all’interno dell’addome e non nelle cosce o nei glutei» spiega Enrico Garaci, annunciando l’ultima pubblicazione del Dipartimento Sanità alimentare e animale dell’Istituto superiore di Sanità «le cellule adipose, che immagazzinano le calorie in eccesso sotto forma di grasso, stimolano una condizione di infiammazione sistemica, attraverso la secrezione ad alte concentrazioni di questa importante molecola infiammatoria, l’interleuchina-6 (IL-6), che induce la produzione da parte del fegato di un altro importante marker d’infiammazione, la proteina C-reattiva».
La scoperta, pubblicata in anteprima online lo scorso 7 febbraio 2007 da Diabetes, la principale rivista in campo metabolico e diabetologico, è opera di ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis, coordinati da Luigi Fontana, ricercatore anche presso il Dipartimento di Sanità alimentare e animale dell’Istituto superiore di Sanità.
«Il grasso dell’addome si distribuisce in due comparti: grasso addominale sottocutaneo e grasso addominale viscerale (mesenterico e omentale)» spiega Fontana. «Benché fosse nota da molti anni l’esistenza di un’associazione tra accumulo di grasso a livello addominale e rischio di sviluppare diabete mellito e infarto miocardico, mai nessuno aveva dimostrato una relazione di causa ed effetto. In un precedente studio pubblicato dal New England Journal of Medicine avevamo dimostrato che l’accumulo di grasso a livello addominale sottocutaneo non era un determinante di rilievo della resistenza all’insulina e dell’infiammazione. Le donne obese a cui avevamo asportato chirurgicamente il 20 per cento del grasso corporeo (prevalentemente a livello addominale sottocutaneo), infatti, non avevano migliorato il loro profilo metabolico e infiammatorio».
A questo punto, non potendo rimuovere chirurgicamente il grasso viscerale (pena il rischio di infarto intestinale), per risolvere il quesito scientifico l’équipe italo-americana ha deciso di misurare la concentrazione nel sangue venoso portale e in quello arterioso periferico di alcune molecole prodotte dagli adipociti. Il sangue venoso portale è quello che la vena porta convoglia al fegato dopo averlo drenato dall’intestino, dal grasso viscerale e dal pancreas.
«Abbiamo così scoperto che la concentrazione della IL-6 nel sangue venoso portale è doppia che nel sangue arterioso periferico» continua il ricercatore, «dimostrando per la prima volta che il grasso viscerale è un’importante fonte d’infiammazione sistemica. Abbiamo inoltre dimostrato che esiste una correlazione diretta tra concentrazione portale di IL-6 e periferica di proteina C-reattiva, ambedue coinvolte nella patogenesi dell’insulino-resistenza (anticamera del diabete mellito di tipo 2) e dell’infarto miocardico».
Conclude Fontana: «Per ridurre il rischio di sviluppare diabete mellito e infarto miocardico, è di estrema importanza prevenire nei bambini e nei giovani – e ridurre nelle persone con obesità addominale – l’accumulo di grasso addominale viscerale. L’esercizio fisico e una dieta equilibrata, che favorisca l’utilizzo di cibi ricchi di nutrienti e poveri di calorie “vuote”, sono i nostri principali alleati nel cammino che conduce alla longevità».