...la perdita di elasticità dei vasi sanguigni che spesso prelude all’ipertensione e alla patologia cardiovascolare. La comprensione di questo meccanismo, secondo i ricercatori, fornisce un nuovo target importante sia per farmaci sia per variazioni dietetiche che potrebbero aiutare a prevenire o trattare l’aterosclerosi e la patologia cardiaca. Lo studio è stato finanziato dal National Institute on Aging, dal National Center for Complementary and Alternative Medicine e dall’American Heart Association.
Secondo Tory Hagen, professore associato di biochimica e biofisica all’OSU e primo autore dello studio, pubblicato da Aging Cell, la ricerca fornisce la chiave per comprendere gli effetti biologici dell’infiammazione, che sembra sempre più implicata non solo nella patologia cardiovascolare ma anche in altre patologie croniche e neurologiche.
La ricerca, eseguita in vitro e in modelli animali, deve essere confermata sugli uomini prima di poter costituire la base per nuove terapie, ma i dati principali permettono di capire come cambiano i vasi sanguigni con l’età e come perdano gran parte della loro capacità di rilassarsi, di contrarsi e di facilitare la circolazione del sangue nell’organismo.
I vasi sanguigni, nell’uomo come nell’animale, hanno una parete dotata di muscolatura liscia che può alternativamente rilassarsi e contrarsi per adattarsi alle fluttuazioni di pressione, velocità e volume del flusso ematico circolante. Un fine strato di cellule endoteliali nei vasi funziona, in parte, come meccanismo sensorio che aiuta a regolare questo processo. A sua volta, la funzione delle cellule endoteliali è guidata da specifici enzimi e vie di segnalazione.
E’ noto che i vasi ematici, con l’invecchiamento, perdono molta della loro capacità di rilassarsi. Secondo la ricerca dell'Oregon State University, circa metà di questa capacità si riduce anche nei vasi sani, e se i vasi sono circondati da lesioni aterosclerotiche il problema diventa ancora più grave. Il risultato è l’ipertensione arteriosa, che aumenta sensibilmente il rischio di infarto miocardico, ictus cerebrale e morte.
Alcuni dei più comuni farmaci antiipertensivi, in effetti, funzionano su questa perdita di elasticità dei vasi sanguigni. Per esempio, le “perle” di nitroglicerina usate da molti pazienti anginosi forniscono un immediato incremento di ossido di azoto, che serve a rilassare i vasi ematici.
Finora non si conosceva precisamente come avvenisse questo indurimento dei vasi con l’età, ma ora il nuovo studio OSU risponde a gran parte di questa questione. «In pratica abbiamo appreso che nei vasi più vecchi si arresta il processo di segnalazione cellulare» ha detto Hagen. «I vasi mantengono la capacità di rilassarsi come quando erano giovani, ma non ricevono il segnale».
Un processo enzimatico complesso evidenziato dal nuovo studio spiega come avviene questa “impossibilità di comunicare”. Nei vasi che invecchiano, la fosforilazione – una reazione enzimatica essenziale per il processo di segnalazione – perde metà della propria efficacia per via della minore attività di un enzima – AKT – che facilita il processo, e di un eccesso di attività fosfatasica, che lo inibisce.
I ricercatori hanno anche scoperto che le principali responsabili dell’eccessiva attività fosfatasica sono le ceramidi e, nel corso di esperimenti di laboratorio su vasi sanguigni di ratti, sono riusciti a inibirne la sintesi. «Gli studi di laboratorio sono stati molto convincenti» ha detto Hagen. «Siamo riusciti a far sì che i vasi vecchi si comportassero come se fossero giovani».
Secondo Balz Frei, direttore del Linus Pauling Institute e coautore di questo studio, un pregio di questo approccio è che indica come usare la dieta per prevenire il declino della funzione dei vasi ematici con l’età e per trattarlo, se necessario, con i farmaci appropriati. «Certi tipi di dieta possono aiutare a ridurre questo processo naturale, collegato all’età» ha aggiunto infatti Hagen.
Diete già indicate per altre patologie, come quelle ricche di frutta e vegetali, sembrano rallentare la perdita di funzionalità dei vasi. Si sta inoltre indagando sull’impiego dell’acido lipoico, prodotto molto promettente per via del suo forte potere antiossidante, che potrebbe assumere un ruolo di supplemento dietetico per affrontare questa problematica.
Secondo i ricercatori, il processo generale è correlato a un’infiammazione cronica di lieve entità che si verifica con l’età e interessa i vasi sanguigni e molte altre funzioni metaboliche.