...nei soggetti sani e non obesi di entrambi i sessi. E’ questa la conclusione di uno studio del nutrizionista statunitense Edward Weiss e colleghi, del Washington University School of Medicine Comprehensive Assessment of Long-Term Effects of Reducing Intake of Energy (CALERIE) Group.
46 uomini e donne di età compresa tra 50 e 60 anni e indice di massa corporea (BMI) compreso tra 23,5 e 29,9 sono stati assegnati casualmente a un anno di attività fisica intensificata (n=18), di restrizione calorica (n=18) o di semplice stile di vita sano per controllo (n=10). Per determinare l’indice di sensibilità all’insulina e le aree sottese alle curve della glicemia e dell’insulinemia è stato utilizzato un test da carico di glucosio. Nel siero a digiuno sono stati misurati l’adiponectina e il fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-α), mentre per misurare la massa grassa i ricercatori si sono serviti dell’assorbimetria a raggi X a doppia energia.
L’esercizio fisico e la restrizione calorica sono risultati simili dal punto di vista catabolico, producendo cali di peso e della massa grassa di entità similare. Così è stato anche per l’indice di sensibilità all’insulina e per le aree sottese alle curve della glicemia e dell’insulinemia, che invece non sono cambiati nel gruppo di controllo. Così gli autori concludono che «è la semplice perdita di peso, non tanto il fatto che sia stata ottenuta aumentando l’attività fisica o riducendo l’apporto calorico, a migliorare la tolleranza al glucosio e la sensibilità all’insulina nella popolazione sana e non obesa di entrambi i sessi».
Parole chiave: invecchiamento; restrizione calorica; esercizio fisico; tolleranza al glucosio; perdita di peso; sovrappeso; obesità