Maggiore è il numero di fattori concomitanti, più alto è il rischio di cancro. «Questa nuova lettura dei dati dall’Oslo Study ci è stata suggerita dall’aumento di incidenza in Norvegia sia del cancro prostatico sia del peso corporeo medio degli uomini di mezza età» spiegano l’epidemiologo norvegese Lund Haheim e i suoi colleghi del Norwegian Knowledge Center for Health Services «insieme alla pubblicazione di ricerche da cui emerge l’esistenza di un legame tra l’insulin-like growth factor-1 (IGF-1) e il cancro prostatico».
I ricercatori hanno analizzato i dati relativi ai 15.933 uomini (su 16.209) non affetti da cancro né da diabete in condizioni basali e hanno trovato che l’età, l’indice di massa corporea (BMI) e un lavoro sedentario erano fattori di rischio indipendenti per il cancro della prostata. Per quanto riguarda la sindrome metabolica (definita come associazione di BMI > 25, iperglicemia a digiuno, ipertrigliceridemia e ipertensione arteriosa), il rischio relativo aumentava del 23 per cento se erano presenti due fattori qualunque, del 56 per cento se i fattori concomitanti erano tre.
Gli autori della revisione concludono che «esiste un’indiscutibile associazione tra la resistenza all’insulina e l’incidenza di cancro della prostata».