Il diabetico e l'ipertensione 

6 novembre 2009
Un controllo più rigoroso della pressione arteriosa? È meglio un controllo più rigoroso della pressione arteriosa nei pazienti non diabetici? Vi sono dati certi in letteratura che evidenziano un legame tra pressione arteriosa e ictus e malattie delle coronarie, in tutte...

...le fasce di età considerate (Lancet 2002; 360:1903-13). Inoltre va ricordato come controllando il valore di pressione sistolica si ottengono i benefici dei trials clinici che coinvolgono pazienti ipertesi (Lancet 2001; 358: 1305-15). Le linee guida sul controllo pressorio identificano come valori da non superare il 140/90 mmHg (J Hypertens 2007; 25: 1105-87; JAMA 2003; 289; 2560-72), o il 140/85 mmHg (BMJ 2004; 328: 634-40). Nello Studio Italiano Sugli Effetti CARDIOvascolari del Controllo della Pressione Arteriosa SIStolica (Cardio-Sis; J Hum Hypertens 2008; 22: 243-51) è stata valutata l’ipotesi che un controllo più rigoroso della pressione sistolica (< 130 mmHg) rispetto al normale controllo (< 140 mmHg) possa essere più vantaggioso nei pazienti ipertesi non diabetici (Circulation 2001; 103: 1245-49; Hypertension 2000; 36: 594-99). Nello studio sono stati arruolati pazienti con un’età maggiore o uguale a 55 anni, con una pressione sistolica maggiore o uguale a 150 mmHg; i pazienti sono stati arruolati da 44 centri in Italia tra il 22 Febbraio 2005 e il 28 Febbraio 2007. I pazienti sono stati assegnati al normale target (normale controllo, n=553) o al target più rigoroso (controllo rigoroso, n=558). L’end point primario è stato identificato nella comparsa all’elettrocardiogramma di segni di ipertrofia ventricolare sinistra dopo 2 anni dalla randomizzazione. I farmaci utilizzati sono stati i seguenti: furosemide (25 mg/die), ramipril (5 o 10 mg/die), amlodipina (5 o 10 mg/die), telmisartan (80 mg/die), bisoprololo (5 mg/die), clonidina trans dermica (2.5 mg o 5 mg/die), inoltre ramipril e telmisartan erano disponibili in associazione a idroclorotiazide (12.5 mg o 25 mg/die per ramipril, 12.5 mg/die per telmisartan). Dopo un follow up medio di 2 anni, la pressione sistolica e diastolica sono state ridotte in media di 23.5/8.9 mmHg nel gruppo con normale controllo e di 27.3/10.4 mmHg nel gruppo con un controllo più rigoroso. L’end point primario si è riscontrato in 82 soggetti su 483 (17%) nel gruppo controllo-usuale e in 55 soggetti su 484 (11.4%) nel gruppo controllo-rigoroso. L’incidenza di infarto del miocardio, di ospedalizzazione per scompenso cardiaco, ictus, attacco ischemico transitorio e mortalità totale è risultata bassa e senza differenze significative tra i due gruppi. Le reazioni avverse sono state rare e senza differenze tra i due gruppi. I risultati dello studio evidenziano come sia meglio avere un target di valore pressorio più basso nei pazienti non diabetici. Correttamente gli autori hanno sottolineato anche i limiti di questo studio: diagnosi formulata con l’elettrocardiogramma per evidenziare l’ipertrofia ventricolare sinistra, che è meno sensibile dell’ecocardiografia; lo studio non è in doppio cieco; i soggetti arruolati erano di razza caucasica, dunque l’estrapolazione per altre etnie potrebbe non essere giustificata e non sono stati inseriti pazienti con diabete mellito.

Fonte: Usual versus tight control of systolic blood pressure in non-diabetic patients with hypertension (Cardio-Sis): an open-label randomised trial, Lancet 2009; 374: 525-33

© 2006 - 2010 - Fondazione italiana per il cuore - note sull'utilizzo di questo sito
p.iva 10397020156 - cod. fisc. 97094200157

Realizzato grazie a un educational grant di

Fondazione Lorenzini