Salute e fattori di rischio multipli 

5 ottobre 2008
Nel 2006 i costi diretti e indiretti per malattie coronariche negli Stati Uniti sono stati pari a 142,5 miliardi di dollari

(Harv Bus Rev 2004; 82: 64-76, 136). Nel 2003 i costi per malattie cardio-cerebrovascolari (CCVD) nell’Unione Europea hanno superato i 168 miliardi di euro; per il 2007 la stima è di 192 miliardi di euro (Eur Heart J 2006; 27: 1610-9). Nel 2003 i costi diretti e indiretti delle CCVD in Italia sono stati pari a 16,9 miliardi di euro; se essi si manterranno tali nei prossimi 10 anni, da oggi al 2018 si dovranno stanziare per tali malattie circa 170 miliardi (Eur Heart J 2006; 27: 1610-9).

Le CCVD sono responsabili di circa due milioni di decessi l’anno nell’Unione Europea e di circa 250mila in Italia (più donne che uomini: 55 vs 45 per cento) (British Heart Foundation and European Heart Network: European Cardiovascular Disease Statistics, 2005. European Heart Journal: Economic burden of cardiovascular diseases in the enlarged European Union, 2006).

Negli Stati Uniti la mortalità per malattie coronariche sta diminuendo: questo è dovuto in parte alle terapie basate sull’evidenza (47 per cento), in parte all’azione sui fattori di rischio (44 per cento), in particolare l’ipercolesterolemia (24 per cento), la pressione sistolica (20 per cento), il fumo (12 per cento) e la sedentarietà (5 per cento). In controtendenza obesità (+8 per cento) e diabete (+10 per cento) (N Eng J Med 2007; 356: 2388-98).





L’importanza della prevenzione è riconosciuta da tutti ed è anche il punto critico di tutta la strategia per combattere le malattie cardiovascolari, ma la spesa dedicata al capitolo prevenzione nei budget sanitari dei vari paesi è troppo piccola: negli Stati Uniti è l’1-3 per cento (Harv Health Policy Rev 2006; 7: 5-20), mentre l’Italia si attesta sotto lo 0,4 per cento della spesa sanitaria annua. Detto capitolo non comprende programmi di prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari.

E’ necessario poi rilevare che per alcuni fattori di rischio il raggiungimento dei target terapeutici non è sempre soddisfacente: questo non vale solo per la cessazione del fumo, ma anche per alcuni parametri come la pressione arteriosa o i livelli di c-LDL. In quest’ultimo caso solo un paziente su cinque raggiunge il target terapeutico per c-LDL (Curr Med Res Opin 2000; 16: 208-19), e il non raggiungimento del target vale purtroppo anche in prevenzione primaria (Int J Cardiol 2005; 74(S): S23-S28). Spesso il mancato raggiungimento dei target è dovuto alla scarsa compliance dei pazienti, in altri casi a una terapia non ottimale per dosaggio e durata. E’ sempre più necessario mettere in evidenza gli impedimenti che creano barriere nella gestione ottimale dei fattori di rischio (J Gen Intern Med 2008; 23: 588-94).

Vi sono poi ampie differenze tra paesi. Il progetto EUROASPIRE sta seguendo attentamente da anni la diffusione nei paesi europei di concetti e risultati relativi al trattamento di alcuni fattori di rischio. Esistono differenze tra i vari Paesi nell’implementare un approccio globale verso i fattori di rischio cardiovascolare. Rispetto ai dati dei precedenti studi EUROASPIRE, EUROASPIRE III evidenzia un maggiore controllo del colesterolo totale in prevenzione secondaria, pur esistendo importanti differenze tra Paesi. Inoltre si è registrato un incremento nell’uso delle statine.




Azione nei confronti delle malattie non trasmissibili

Nel 2002 il Regional Committee ha proposto all’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di sviluppare una strategia innovativa e modulabile basata sull’evidenza per la prevenzione e il controllo delle malattie croniche.
  • Sono considerate tali le malattie cardiovascolari, i tumori, le broncopneumopatie croniche ostruttive e il diabete.
  • L’attenzione è stata concentrata su quattro fattori relativi allo stile di vita: fumo, dieta, attività fisica e alcol.
  • Ne consegue un’azione su sovrappeso, ipertensione, dislipidemie e metabolismo dei carboidrati.
  • Per raggiungere tali obbiettivi l’approccio deve puntare a ridurre il rischio individuale e di popolazione, all’uso corretto dei servizi offerti dal sistema sanitario e alla disponibilità di sistemi razionali di ICT.
  • Gli sforzi devono seguire quattro strategie: sviluppo della politica sanitaria, rafforzamento delle capacità, sorveglianza e diffusione di informazioni ed esperienze.
  • La strategia dovrebbe prevedere vari livelli di collaborazione.
  • Il livello internazionale dovrebbe coinvolgere gli stati membri dell’OMS, l’Unione Europea e le organizzazioni non governative.
  • Il livello nazionale dovrebbe coinvolgere i governi, i settori che si occupano di sanità, le università e la sanità pubblica e privata.
Alcune parole chiave della strategia: barriere strutturali presenti nella locale politica sanitaria, leadership nelle azioni, riduzione del rischio individuale, riduzione dei rischi di popolazione, uso razionale dei servizi sanitari, sistema di rinvio e di sostegno, partnership a diversi livelli.

Fattori di rischio multipli e malattie cardiovascolari

La gestione dei fattori di rischio è un punto critico nella prevenzione e terapia delle malattie cardiovascolari. I recenti studi e i progressi della medicina negli ultimi anni hanno in modo significativo modificato il quadro della prevenzione e del trattamento di tali malattie. La gestione corretta dei fattori di rischio ha comportato una riduzione di mortalità e di disabilità per le malattie non trasmissibili e in particolare per le malattie cardiovascolari. Bisogna tuttavia sottolineare che a fronte di queste osservazioni le strategie di prevenzione all’interno dei vari paesi non hanno ancora raggiunto obbiettivi comparabili. Le barriere che rendono difficile il trasferimento dei risultati degli studi clinici alla loro applicazione sul singolo individuo e nel contesto organizzativo dei diversi paesi meritano attenzione e soluzioni efficaci.

7th Symposium on Multiple Risk Factors in Cardiovascular Disease: Prevention and Intervention - Health Policy. Venezia, 22-25 ottobre 2008



La settima edizione del Simposio vuole concentrare l’attenzione sul modo in continua evoluzione di accostarsi ai fattori di rischio multipli nelle malattie cardiovascolari. Accanto ai fattori tradizionali ne stanno infatti emergendo di nuovi, e la diagnosi, prevenzione e trattamento del rischio globale appaiono sempre più impattanti sulla storia naturale di dette malattie e sempre più necessariamente collegabili alle strategia di Health Policy. Tra le varie sessioni scientifiche del congresso si segnala quella dedicata alla continuità di cura dall’ospedale a domicilio, in programma per il 24 ottobre. Gli elementi principali di tale sessione si possono così riassumere:
  • continuità di cura nelle malattie multifattoriali;
  • gestione della sindrome metabolica;
  • polipatologia nell’anziano;
  • monitoraggio del paziente remoto;
  • discharge conference.
Un’altra interessante sessione è dedicata all’importanza della revisione di Primary e Secondary Care nell’approccio ai Multiple Risk Factors in CVD. In questa sessione si confronteranno strategie di Heath Policy Alliances tra regioni europee quali Baden-Wurttemberg, Berlino, Brandeburgo, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Valencia e Veneto.

L’ultima sessione del Simposio cercherà di gettare un ponte tra ricerca e Health Policy, al fine di evidenziare le barriere e proporre metodi per superarle. Lo scopo ultimo è raggiungere nel singolo individuo obiettivi clinici soddisfacenti e nei vari paesi la diffusione di efficaci politiche gestionali dei fattori di rischio, con particolare attenzione alla dislipidemia. Gli obiettivi sono i seguenti:
  • evidenziare le lacune ancora esistenti tra scienza e politica sanitaria nella gestione delle malattie cardiovascolari, con particolare riguardo al migliore controllo del quadro lipidico;
  • identificare le barriere verso una gestione ottimizzata delle dislipidemie in Europa, al fine di implementare le misure più adatte a superarle;
  • verificare che dalle discussioni scaturiscano conclusioni in grado di ridurre il divario tra proposizione di linee guida e raggiungimento degli obiettivi nel singolo individuo e nel contesto delle varie nazioni;
  • evidenziare la necessità che in Europa siano all’opera gruppi di lavoro per valutare le barriere locali alla gestione delle dislipidemie e per sviluppare azioni locali per superare tali barriere.

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