Lo ha dimostrato un’équipe del Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica “G. Salvatore”, Università di Catanzaro Magna Graecia, guidata da Tiziana Montalcini, che spiega: «L’obesità e la sindrome metabolica coesistono spesso. In apparenza si associano entrambe alla patologia cardiovascoalre, ma rimane controverso il contributo dell’obesità al rischio cardiovascolare, indipendente dalla sindrome metabolica. Il nostro studio si proponeva appunto di indagare se nelle donne in postmenopausa obese, con o senza sindrome metabolica, vi fosse una diversa prevalenza dell’aterosclerosi carotidea subclinica».
I ricercatori calabresi hanno quindi arruolato consecutivamente 313 donne in postmenopausa (non cardiopatiche né diabetiche), che sono state studiate dal punto di vista clinico, biochimico ed ecografico. La sindrome metabolica e il BMI sono risultati strettamente associati, ma solo la sindrome metabolica è risultata in associazione con l’aterosclerosi carotidea, che è un indicatore ben conosciuto di rischio cardiovascolare. Allo setsso modo, un aumento del BMI da normale a sovrappeso a obeso non è risultato in associazione con l’aterosclerosi carotidea, mentre una variazione dello status metabolico dalla normalità al quadro di sindrome metabolica ha pressoché triplicato il rischio relativo ponderato di aterosclerosi carotidea.
«Benché rimanga buona norma raccomandare alle donne sovrappeso e obese di ridurre il peso corporeo» concludono quindi gli autori dello studio «la valutazione e il controllo dei fattori di rischio metabolico vanno considerati di primaria importanza per prevenire le patologie cardio- e cerebrovascolari».
doi:10.1016/j.diabres.2006.09.014