Se però l’obesità è accompagnata da diabete le cose cambiano, e in modo altamente significativo. Sono queste le conclusioni di uno studio pubblicato su Critical Care e condotto dalla pneumologa americana Katarina Slynkova, dell’Università del Kentucky a Lexington, che spiega: «Numerosi studi hanno mostrato che c’è una correlazione tra indice di massa corporea (BMI), insorgenza di malattie potenzialmente letali ed esito infausto di queste ultime. Ci siamo quindi proposti di esaminare tale correlazione in maniera prospettica, con particolare attenzione alla presenza concomitante del diabete mellito».
A questo scopo sono stati considerati i dati provenienti dai 15.408 soggetti inseriti nello studio Atherosclerosis Risk in Communities (ARIC), in cui sono stati definiti in condizioni basali il BMI, il diabete (se presente) e l’eventuale insufficienza d’organo acuta. Gli end point comprendevano il rischio di sviluppare un’insufficienza d’organo acuta entro tre anni dall’arruolamento, il decesso in corso di ricovero a seguito di un’insufficienza d’organo acuta e (in tutti i soggetti e in quelli con insufficienza d’organo acuta) il decesso nei tre anni successivi all’arruolamento.
In condizioni basali, è apparso subito chiaro che tra i soggetti con BMI ≥30 la prevalenza di diabete era quasi tripla (22,4 contro 7,9 per cento, p<0,01), tuttavia l’obesità da sola non si associava a un aumento significativo del rischio di sviluppare un’insufficienza d’organo acuta. Se però il paziente, era anche diabetico, oltre che obeso, il rischio triplicava (2,4 contro 0,7 per cento, p<0,01) e simile andamento presentavano il rischio di mortalità ospedaliera tra i pazienti con insufficienza d’organo acuta (46,5 contro 12,2 per cento, p<0,01) e la mortalità a tre anni (51,2 contro 21,1 per cento, p<0,01).
Secondo gli autori dello studio, la potente sinergia tra i due fattori di rischio impone di considerare gli obesi diabetici quali pazienti ad alto rischio, indipendentemente dalla ragione del ricovero in ospedale.