I Tre Grandi Studi: ACCORD, ADVANCE, VADT (S. Muntoni, Sa. Muntoni, AC Bossi ) 

1 ottobre 2009
Antonio C. Bossi commenta nella Newsletter 20 su Cardiometabolica il fatto che i grandi studi ACCORD, ADVANCE e VADT...

... trovano che il controllo glicemico intensivo del diabete di tipo 2 mal controllato non ha un ruolo nel ridurre la frequenza di eventi cardio-vascolari maggiori (anzi lo studio ACCORD è stato precocemente interrotto per osservato eccesso di mortalità nel trattamento intensivo, probabilmente legato ad ipoglicemie gravi). L’Autore suggerisce, d’accordo con il comitato di esperti dell’ADA, un controllo metabolico meno aggressivo (HbA1c non inferiore al 7%) nei casi di lunga durata (che probabilmente hanno una storia di ipoglicemie severe, presenza di complicanze micro- e/o macro-vascolari, ridotta aspettativa di vita), rispetto ai diabetici con malattia insorta di recente (probabilmente senza malattie cardio-vascolari e con lunga aspettativa di vita), nei quali l’HbA1c può avere un target di < 7%.
Ciò che l’Autore (e quasi tutti gli altri che discutono questo apparente paradosso) non prende in considerazione è il fatto che dal recettore insulinico si dipartono due vie, delle quali la fosfatidil-inositolo 3-kinasi (PI 3-K) produce gli effetti metabolici e diviene insulino-resistente, mentre la protein chinasi mitogenica attivata (MAP K) produce gli effetti mitogenici e nucleari e resta sempre insulino-sensibile [1]. Nel diabete di tipo 2 (che nel 90% dei casi è obeso) l’iperinsulinemia compensatoria all’insulino-resistenza [2] ipo-insulinizza la PI 3-K (resistente) ed iper-insulinizza la MAP K, che presiede all’aterogenesi e cancerogenesi del DM2 e della sindrome metabolica [3, 4]. La somministrazione di insulina accentua questo quadro, come dimostrano numerosi studi [5], gli ultimi dei quali sono proprio ACCORD, ADVANCE e VADT. In condizioni normali l’insulina ha effetti anti-aterogeni, basati sull’azione anti-infiammatoria [6], lo stimolo della e-NOS endoteliale, la promozione della differenziazione delle cellule muscolari lisce vascolari [3]. In condizioni di insulino-resistenza gli effetti anti-aterogeni dell’insulina diventano fortemente aterogeni per l’inibizione dei normali effetti anti-aterogeni della PI 3-K [3] e per lo stimolo insulinico dell’espressione delle molecole di adesione all’endotelio, mediato dalla MAP K [7]. Per gli stessi motivi l’iperinsulinemia compensatoria all’insulino-resistenza aumenta la sintesi di tutti i composti che servono per la replicazione del DNA e la crescita cellulare [8], da cui la cancerogenesi.
   Poiché le malattie cardio-vascolari e molte forme di cancro derivano dall’iperattivazione della MAP K da parte dell’iperinsulinemia, ogni sforzo dovrebbe esser fatto per combattere l’insulino-resistenza, anziché aumentare l’iperinsulinemia con l’insulina esogena.

                                      
 Prof. Sergio Muntoni
                                        Prof. Sandro Muntoni
                      Centro per le Malattie Dismetaboliche e l’Arteriosclerosi, Cagliari
Bibliografia
  1. Cusi K, Maezono K, Osman A, Pendergrass M, Patti ME, Pratipanawatr T, DeFronzo RA, Kahn CR, Mandarino LJ. Insulin resistance differentially affects the PI 3-kinase and the MAP-kinase-mediated signalling in human muscle. J Clin Invest 105:311-320,2000;
  2. Reaven GM. Banting lecture 1988. Role of insulin resistance in human disease. Diabetes 37:1595-1607,1988;
  3. Wang CCL, Goalstone ML, Draznin B. Molecular mechanisms of insulin resistance that impact cardiovascular biology. Diabetes 53:2735-2740,2004;
  4. Giovannucci E. The role of insulin resistance and hyperinsulinemia in cancer causation. Curr Med Chem-Immun Endoc & Metab Agents 5:53-60,2005;
  5. Muntoni S, Muntoni Sa, Draznin B. Effects of chronic hyperinsulinemia in insulin-resistant patients. Current Diabetes Reports 8:233-238,2008;
  6. Dandona P, Aljada A, Mohanty P. The anti-inflammatory and potential anti-atherogenic effect of insulin: a new paradigm. Diabetologia 45:924-930,2002;
  7. Madonna R, Pandolfi A, Massaro M, Consoli A, De Caterina R. Insulin enhances vascular cell adhesion molecole-1 expression in human cultured andothelial cells through pro-atherogenic patway mediated by p38 mitogen-activated protein-kinase. Diabetologia 47:532-536,2004;
  8. Siperstein MD. Role of cholesterogenesis and isoprenoid synthesis in DNA replication and cell growth. J Lipid Res 25:1462-1468,1984.



Il commento del prof. Muntoni alla mia Newsletter n. 20 (studi ACCORD, ADVANCE e VADT) è di estremo interesse nel tentativo di far luce sui meccanismi patogenetici che sono alla base dell’aumentato rischio di aterogenesi e cancerogenesi nel diabete mellito tipo 2. In condizioni di insulino-resistenza (come nella stragrande maggioranza dei diabetici tipo 2), quanto  poi dipenda dalla minor attività della PI3K (che subisce l’insulino-resistenza) o dalla mantenuta  (o aumentata) funzionalità della MAPK (che non risente di tale meccanismo) penso necessiti di ulteriori approfondimenti.
A tale proposito un recente studio clinico randomizzato e controllato (HOME study: Hyperinsulinemia: the Outcome of its Metabolic Effects) (1) conferma che stimolare l’insulino-sensibilità (e ridurre l’insulino-resistenza) associando metformina ad un trattamento insulinico pre-esistente in soggetti con diabete mellito tipo 2 è in grado di migliorare il peso corporeo, il controllo glicemico riducendo la dose giornaliera di insulina. Pur non raggiungendo l’end-point primario (end-point composito di morbilità microvascolare, macrovascolare e mortalità), la metformina riduce, dopo un follow-up di 4.3 anni, il rischio di patologia macrovascolare per cui gli Autori concludono suggerendo di mantenere un trattamento con metformina (se non altrimenti controindicato) in pazienti diabetici tipo 2 che necessitano di terapia insulinica. Questa potrebbe essere proprio la risposta clinica a quanto suggerito dal prof. Muntoni: “ogni sforzo dovrebbe esser fatto per combattere l’insulino-resistenza, anziché aumentare l’iperinsulinemia con l’insulina esogena”.


Antonio C. Bossi
Direttore
U.O. Malattie Metaboliche e Diabetologia
A.O. Ospedale Treviglio-Caravaggio


Bibliografia
  1. Kooy A, de Jager J, Lehert P, Bets D, Wulffele MG, Donker AJM, Stehouwer CDA. Long-term Effects of Metformin on Metabolism and Microvascular and Macrovascular Disease in Patients With Type 2 Diabetes Mellitus. Arch Intern Med. 2009;169(6):616-625

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