Genere, aspirina e prevenzione dell’infarto 

4 agosto 2008
L’importanza dell’uso dell’aspirina non viene certo messo in discussione, ma vi sono evidenze sulla variabilità dei suoi effetti...

...nella riduzione del rischio di infarto miocardico. Vi è un’evidenza emergente che indica come le donne abbiano un rischio aumentato di mostrare resistenza all’azione dell’aspirina rispetto agli uomini. Vi è altresì da sottolineare che le donne che sviluppano aterosclerosi sono più anziane, hanno una maggiore comorbilità e patologie più gravi al momento della diagnosi, e tutto questo potrebbe interferire con le azioni dell’aspirina. Il gender potrebbe essere un potenziale fattore di spiegazione di tale variabilità.

Lo scopo di questo studio era proprio quello di determinare l’effetto del gender sull’efficacia dell’aspirina sull’infarto miocardico – fatale e non fatale – in alcuni studi. I trial studiati sono stati identificati usando il database elettronico PUBMED, partendo come ricerca dal 1966 all’ottobre 1996, cercando gli studi randomizzati e controllati con placebo che valutavano l’efficacia della terapia con aspirina sull’infarto miocardico. Sono stati selezionati 23 trial (n = 113.494; uomini = 49,3 per cento). In confronto al placebo, l’aspirina ha ridotto il rischio di infarto miocardico non fatale (RR = 0,72; p < 0,001) ma non di quello fatale (RR = 0,88; p = 0,120). La terapia con aspirina ha ridotto significativamente  l’end point combinato di infarto miocardico fatale e non fatale (RR = 0,79; p < 0,001).

Il 27 per cento della variazione nei risultati degli infarti miocardici non fatali si potrebbe spiegare con il gender mix dei trial (p = 0,017). Gli studi che hanno reclutato in prevalenza uomini hanno dimostrato una maggiore riduzione di rischio negli infarti non fatali (RR = 0,62), mentre i trial che hanno reclutato prevalentemente donne non hanno dimostrato una riduzione significativa del rischio di infarti non fatali (RR = 0,87). Questi dati supportano il concetto che le donne potrebbero essere meno responsive all’aspirina rispetto agli uomini.

Ma il perché l’aspirina dovrebbe essere meno efficace nel ridurre il rischio di infarto nelle donne resta un mistero. Dati recenti indicano che le donne sono più resistenti all’aspirina rispetto agli uomini; ci sono anche dati emergenti che evidenziano differenze strutturali e fisiologiche nelle coronarie tra uomini e donne (le donne hanno coronarie più piccole e generalmente più rigide a causa di un’aumentata presenza di tessuto fibrotico) e, quando le donne sviluppano aterosclerosi, le loro lesioni sono generalmente più diffuse ed estese rispetto a quello osservate negli uomini.

Gli autori, per correttezza, evidenziano anche i limiti del loro studio: 1) non hanno potuto accedere ai dati primari; 2) non hanno potuto determinare l’influenza di altri fattori di rischio che potrebbero a loro volta associarsi alla resistenza all’aspirina; 3) non hanno potuto determinare il meccanismo attraverso il quale il genere modifica l’efficacia dell’aspirina sugli infarti.

Alberto Lombardi
Fondazione italiana per il cuore


Tratto da cardiometabolica.org, un sito a cura della Fondazione Italiana per il cuore realizzato grazie ad un educational grant della Fondazione Giovanni Lorenzini.