Semplificare il rischio cardiovascolare globale 

21 aprile 2008
I principali fattori di rischio per lo sviluppo delle malattie cardiovascolari, tra cui età, genere, ipertensione, fumo, dislipidemia e diabete...

...spesso convergono e interagiscono andando a moltiplicare il rischio cardiovascolare. Sono stati proposti e validati diversi algoritmi predittivi che vengono utilizzati per determinare il rischio di specifiche componenti delle malattie cardiovascolari e per il trattamento dei fattori di rischio. Comunque, l’utilizzo di questi algoritmi nella pratica ambulatoriale è poco comune a causa del numero elevato di modelli predittivi, dato che ogni algoritmo è in grado di predire un singolo componente delle cardiovascolari, e invece il medico preferirebbe poter determinare il rischio di sviluppare un grave evento cardiovascolare utilizzando un metodo di valutazione del rischio generale.

In un recente studio, il biostatistico Ralph D’Agostino e i suoi colleghi della Boston University hanno utilizzato un approccio statistico per determinare il rischio di sviluppare un primo evento cardiovascolare. Nella valutazione sono stati seguiti per 12 anni circa 8.500 partecipanti allo studio di Framingham (età 30-74 anni, media 49 anni, più della metà donne) senza problemi cardiovascolari. 1.174 partecipanti (di cui 456 donne) hanno sviluppato un primo evento cardiovascolare. Sono state elaborate funzioni di rischio multi variabili che prendevano in considerazione per entrambi i sessi fattori come età, colesterolo totale e lipoproteine ad alta densità (HDL), pressione sistolica, trattamento antipertensivo, fumo e diabete. Sono state create tabelle distinte per uomini e donne che assegnano uno specifico punteggio per i singoli fattori di rischio (età, valori di HDL, colesterolo totale, pressione sistolica non trattata o in trattamento, fumo o presenza concomitante di diabete).

La percentuale di rischio per i due generi si calcola sommando i singoli punteggi. Per facilitare la comprensione del significato di “percentuale di rischio” sono state costruite altre due tabelle, anche queste genere-specifiche, che danno la “età del cuore”. Questa rappresenta l’età di un individuo con lo stesso rischio previsto, ma con tutti gli altri fattori di rischio a livelli normali; dà quindi un po’ l’idea dell’età vascolare. E’ stata osservata una relazione statisticamente significativa tra totalità dei fattori di rischio valutati e incidenza di malattie cardiovascolari, indicando chiaramente che questi fattori di rischio sono effettivamente in grado di predire il rischio cardiovascolare. E’ stata osservata un’ottima correlazione tra il rischio previsto in base al modello e quello effettivamente osservato, sia negli uomini sia nelle donne. Anzi, questo nuovo modello di previsione si è dimostrato perfino migliore di quello elaborato con i dati dello studio di Framingham, uno dei più autorevoli e utilizzati algoritmi per calcolare il rischio cardiovascolare.

D’Agostino e colleghi propongono anche un altro modello per predire il rischio cardiovascolare, più semplice ed economico. Esso utilizza parametri ottenibili al di fuori di un laboratorio di analisi e prevede una semplice anamnesi del paziente e alcune misurazioni fisiche, evitando così l’impiego di costose tecniche analitiche. L’indice di massa corporea (BMI) ha preso quindi il posto dei valori di colesterolo totale e HDL. Questo modello semplificato di previsione si è dimostrato altrettanto valido nel predire il rischio cardiovascolare, con un costo inferiore per le strutture sanitarie.

La forza di questo studio è l’inclusione nell’analisi di un ampio gruppo di pazienti sottoposto a un continuo controllo degli eventi cardiovascolari. Esso dimostra infine che un semplice algoritmo dei fattori di rischio multifattoriali può essere usato per definire in entrambi i generi e in ambulatorio il rischio cardiovascolare generale, così come il rischio di singoli eventi cardiovascolari (coronarici, cerebrovascolari, delle arterie periferiche e scompenso), senza la necessità di acquisire valori analitici per cui sarebbe necessario l’intervento di un laboratorio di analisi.

Il cardiologo Thomas Gaziano e i suoi colleghi del Brigham & Women’s Hospital di Boston pubblicano dati simili. Anche in questo caso un metodo che usa fattori di rischio non basati su esami di laboratorio è stato in grado di predire gli eventi cardiovascolari in modo altrettanto accurato di quello fondato su valori analitici. Sono stati utilizzati fattori di rischio ben validati come età, pressione sistolica, fumo, diabete, eventuale trattamento antipertensivo e misurazione del BMI, che è stato sostituito dai valori di colesterolo totale nell’algoritmo che utilizza i valori analitici.

Entrambi gli studi sostengono quindi un approccio semplificato ed economico per la determinazione del rischio. Questi risultati sono sicuramente di notevole importanza soprattutto nei Paesi in via di sviluppo in cui l’utilizzo di strategie preventive a basso costo è prioritaria. L’OMS favorisce infatti questa opzione per migliorare e rendere più disponibile una valutazione generalizzata del rischio nelle popolazioni di questi Paesi. L’unica limitazione dello studio è data dal fatto che il BMI e la circonferenza addominale sono associati in modo indipendente al rischio cardiovascolare. L’ampia variabilità delle caratteristiche individuali (per esempio la percentuale di grasso corporeo associato a un dato valore di BMI) nelle diverse popolazioni potrebbe inoltre limitare l’utilizzo pratico di questo algoritmo.

Stefano Bellosta
Dipartimento di Scienze farmacologiche
Facoltà di Farmacia
Università degli Studi di Milano


Tratto da cardiometabolica.org, un sito a cura della Fondazione Italiana per il cuore realizzato grazie ad un educational grant della Fondazione Giovanni Lorenzini.