Diagnosi e Gestione della Sindrome Metabolica 

In attesa che escano le promesse nuove linee guida congiunte tra cardiologia e diabetologia sulla sindrome, il documento redatto dall’American Heart Association (AHA) e dal National Heart, Lung and Blood Institute (NHLBI).....

... è sempre di estrema attualità e meritevole di un riassunto. Tale documento è stato scritto con lo scopo di fornire ai professionisti gli strumenti più corretti per porre diagnosi di sindrome metabolica e per la sua gestione, cercando inoltre di uniformare l’approccio a tale sindrome. La sindrome metabolica è caratterizzata da una serie di fattori di rischio di origine metabolica (metabolic risk factors) tra loro correlati, che direttamente sono responsabili della promozione dello sviluppo del processo aterosclerotico (atherosclerotic cardiovascular disease-ASCVD). I pazienti con sindrome metabolica sono anche a elevato rischio di sviluppare diabete mellito tipo II. Da sottolineare inoltre che vi è un’altra serie di fattori di rischio che predispongono ai fattori di rischio metabolici: gli underlying risk factors. I metabolic risk factors principali sono l’ipertensione, l’elevato valore di glicemia e la dislipidemia (elevato valore di trigliceridi, di apolipoproteina B, elevato valore di LDL piccole, ridotto livello di colesterolo HDL). Tutte queste caratteristiche rendono l’individuo a rischio per manifestazioni trombotiche e infiammatorie. I principali underlying risk factors sembrano essere l’obesità addominale, l’insulino resistenza, l’inattività fisica, l’invecchiamento, lo squilibrio ormonale. Diversi studi hanno evidenziato come il grasso viscerale sia maggiormente associato all’insulino resistenza rispetto a qualsiasi altra disposizione di tessuto adiposo. La crescita in modo molto preoccupante di obesità negli Stati Uniti è la causa dell’altrettanto preoccupante crescita in termini percentuali di soggetti con sindrome metabolica. E’ doveroso però sottolineare che alcuni soggetti sono affetti da sindrome metabolica con solamente un grado lieve di obesità distribuita su tutto il corpo. Queste persone sono spesso originarie del Sud Asia e hanno la caratteristica di essere intrinsecamente insulino resistenti, situazione che è poi enfatizzata da un’obesità addominale lieve. Di contro le persone con un insulino resistenza lieve possono sviluppare la sindrome metabolica se presentano una marcata obesità addominale. Tutto ciò non fa altro che sottolineare come la distribuzione corporea del tessuto adiposo, particolarmente l’eccesso a livello addominale, svolge un ruolo importante nell’eziologia della sindrome metabolica. Inoltre non va dimenticato come l’insulino resistenza e la sindrome metabolica sono associate ad altre condizioni come steatosi epatica, sindrome dell’ovaio policistico, calcoli di colesterolo, apnee notturne, lipodistrofia e terapia con inibitori proteasici per HIV. Per la diagnosi di sindrome metabolica questo documento dell’AHA/NHLBI accetta i criteri dell’ATP III (the US National Cholesterol Education Programme Adult Treatment Panel III). Tale decisione è dettata dalla considerazione che i criteri dell’ATP III sono semplici da identificare e da utilizzare e che non enfatizzano singolarmente nessun parametro. Nella gestione della sindrome metabolica è sottolineata dal documento l’importanza di agire sullo stile di vita (obesità, inattività fisica, dieta scorretta) e di intervenire sui principali metabolic risk factors (riduzione del colesterolo LDL, ipertensione e diabete). Il documento dell’AHA/NHLBI in modo preciso sottolinea che il primo scopo nella perdita del peso corporeo è quello di perdere tra il 7 e il 10% del peso in un arco temporale di 6-12 mesi e di eseguire 30 minuti di attività fisica preferibilmente tutti i giorni della settimana. Il documento termina con alcuni punti riassuntivi che vengono qua di seguito riportati: 1) la sindrome metabolica è caratterizzata da fattori di rischio endogeni che aumentano il rischio di sviluppare sia ASCVD sia diabete mellito tipo II; 2) la sindrome metabolica non è causata da un singolo fattore, presenta considerevoli differenze tra gli individui, soprattutto tra le diverse etnie; 3) negli Stati Uniti, la sindrome metabolica è strettamente associata all’obesità addominale; 4) la sindrome metabolica è un target secondario per ridurre gli eventi cardiovascolari; smettere di fumare, ridurre i livelli di colesterolo LDL e l’ipertensione sono i target primari; 5) il primo intervento in termini di terapia è il cambiamento dello stile di vita e se ciò non dovesse essere sufficiente si deve ricorrere all’uso di terapia farmacologia; 6) non ci sono evidenze chiare di intervenire subito farmacologicamente; 7) sono necessarie ulteriori ricerche per meglio definire le più appropriate terapie per le persone con sindrome metabolica.
Fonte: Circulation 2005; 112:2735-2752

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