I fattori di rischio cardiovascolare e di aterosclerosi in giovani ragazzi 

L’aterosclerosi non inizia in età adulta e non è assolutamente una patologia che interessa solo le persone anziane, ma è un quadro clinico che inizia dalla giovane età. Due importanti studi (Pathobiological determinants of Atherosclerosis in Youth – PDAY; Bogulosa Heart Study) hanno dimostrato...

....un’elevata incidenza di lesioni ateromasiche in soggetti di età compresa tra i 2 e i 39 anni (Arterioscler Thromb Vasc Biol 2000; 20: 1998-2004; Atherosclerosis 2002; 160: 441-448; NEJM 1998; 338: 1650-56). Da sottolineare che come indice di iniziale e intermedio stadio di aterosclerosi e come fattore predittivo di malattia vascolare viene utilizzato lo spessore dell’intima e media (intima-media thickness – IMT) della parete dei vasi carotidei (Circulation 1986; 74: 1399-1406). La misurazione dell’IMT è di comune utilizzo nelle persone adulte, ma nei giovani viene utilizzato soprattutto in alcune situazioni particolari come negli infarti prematuri (NEJM 2000; 343: 840-46), nei trapianti di cuore (J Am Coll Cardiol 2001; 38: 206-13; Circulation 2001; 103. 2705-10) e nei giovani adulti con ipercolesterolemia familiare (Neth J Med 2001; 59: 184-95). Nel 2003 è stato pubblicato uno studio (Circulation 2003; 108:1064-69), che aveva come scopo quello di valutare la relazione tra i comuni fattori di rischio, i marcatori di infezione, i livelli di risposta immunitaria nei confronti delle heat-shock protein (HSPs) e l’IMT della carotide e della femorale in una popolazione di ragazzi giovani. Lo studio è stato condotto su 141 ragazzi di età compresa tra 17 e 18 anni. Oltre ai fattori di rischio classici sono stati determinati i livelli di proteina C reattiva, la risposta immunitaria nei confronti delle HSPs, l’IMT in quattro segmenti della carotide e della femorale. Il fumo di sigaretta, ipertensione diastolica, significativa risposta alle HSPs e bassi livelli di HDL sono direttamente proporzionali all’IMT, mentre il consumo di alcol è risultato essere inversamente proporzionale. Gli autori hanno dimostrato che il processo di aterosclerosi inizia già dalle prime decadi di vita e che il sistema immunitario svolge un ruolo importante, soprattutto nell’aterosclerosi dei soggetti giovani.
L’importanza dello spessore intima media nella valutazione del rischio cardiovascolare in soggetti dislipidemici a medio o basso rischio, combinato con il Framingham risk score (FRS) è stato sottolineato già da uno studio pubblicato nel 2007 (Atherosclerosis 2007;191(2):403-8). In questo studio sono stati seguiti 242 pazienti (età media 54 anni, 43.8% donne, con FRS < 20%) per 5 anni. 24 pazienti durante il periodo di follow up hanno sviluppato un evento cardiovascolare. L’articolo come conclusione ha dimostrato che la combinazione di FRS e IMT era uno strumento valido nella pratica clinica, nella predittività di un evento cardiovascolare nei pazienti con un rischio intermedio e che generalmente non rientrano in misure di prevenzione. Risultati simili si ritrovano anche in un più recente articolo pubblicato nel 2009 (Atherosclerosis 2009; 207(2):471-5).
Recentemente è stato pubblicato un altro studio che ha posto l’attenzione sulla determinazione del rischio cardiovascolare in ragazzi giovani (Pediatrics 2001; 127 (2): e 312-8). Sono stati valutati 474 ragazzi con un’età media pari a 18 anni; sono stati divisi in due gruppi: il primo gruppo con un basso rischio cardiovascolare (0-1) e il secondo gruppo ad alto rischio (≥ 2) in base al numero di fattori di rischio cardiovascolare presenti al momento dell’arruolamento. I pazienti ad alto rischio hanno una maggiore rigidità e spessore di parete rispetto a quelli a basso rischio. La determinazione del rischio globale cardiovascolare è vantaggioso per la sua semplicità e l’informazioni che può fornire, inoltre identifica in modo preciso le persone di giovane età che hanno un alto rischio cardiovascolare.
Il diabete mellito è uno tra i più importanti fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, soprattutto nei giovani. Gli studi che legano lo sviluppo di diabete mellito e l’etnia sono limitati. Uno tra i primi studi (The SEARCH for Diabetes in Youth Study) pubblicati per valutare l’incidenza di diabete mellito nei giovani con un’età < 20 anni è comparso su JAMA nel 2007 (JAMA 2007; 297 (24): 2716-24; JAMA 2007; 298 (6): 627).
Uno studio multietnico con 2435 ragazzi, con nuova diagnosi di diabete mellito non secondario nel 2002 e 2003, diagnosticato in 10 centri negli Stati Uniti. La più alta incidenza di diabete mellito nei ragazzi si è riscontrata nell’etnia non ispanica bianca (fino a 10 anni), nei ragazzi con un’età maggiore di 10 anni il diabete è risultato essere frequente non solo nell’etnia ispanica bianca, ma anche negli ispanici e nei ragazzi di colore. I risultati dimostrano come il diabete mellito di tipo sia frequente specialmente negli ispanici bianchi. Il diabete mellito tipo 2 non è così frequente.
Per valutare l’incidenza, prevalenza e caratteristiche cliniche del diabete mellito negli ispanici bianchi è stato fatto uno studio nel 2009 (Diabetes Care 2009; 32 (Suppl 2): S102-11). La prevalenza del diabete tipo 1 nei giovani (0-19 anni) è risultata essere di 2.00/1.000 giovani ed è risultata essere simile nei maschi (2.02/1.000) e nelle femmine (1.97/1.000); l’incidenza è risultata essere di 23.6/100.000 persone-anno, leggermente maggiore nei maschi rispetto alle femmine (24.5 vs 22.7/100.000). la prevalenza di diabete tipo 2 (10-19 anni) è risultata essere di 0.18/1.000, leggermente maggiore nelle femmine rispetto ai maschi (0.22 vs 0.15/1.000); l’incidenza è risultata essere di 3.7/100.000, simile per femmine e maschi (3.9 vs 3.4/1000). I profili sono risultati essere peggiori rispetto a quelli europei, dunque sarebbe necessario una maggiore sensibilizzazione in questa etnia.
Sempre su Diabetes Care nel 2009 è stato pubblicato un lavoro per valutare gli stessi parametri nella popolazione di colore (Diabetes Care 2009; 32 (Suppl 2): S112-22). Per la valutazione della prevalenza sono stati analizzati 692 ragazzi e per l’incidenza 748 ragazzi. Nei ragazzi tra 0 e 9 anni la prevalenza di diabete tipo 1 è risultata essere di 0.57 e in quelli di età compresa tra 10 e 19 anni è risultata essere di 2.04. l’incidenza tra 0 e 9 anni è risultata essere di 15.7/100.000 e per quelli di età compresa tra 10 e 19 anni è risultata essere di 15.7/100.000. la prevalenza tra 10 e 19 anni del diabete tipo 2 è risultata essere pari a 1.06/1.000 e l’incidenza annuale pari a 19.0/100.000. Gli autori in questo studio hanno evidenziato come il diabete tipo 1 sia una patologia importante nei ragazzi di colore con età < 10 anni, mentre l’impatto negli adolescenti del diabete tipo 1 e 2 è simile.

14 Febbraio 2011

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