Epidemiologia del sovrappeso e dell’obesità: realtà e tendenze in Italia 

Le stime derivanti dall’Indagine multiscopo ISTAT "Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari",

riferite al periodo settembre-dicembre 1999, mostrano che, sebbene la maggioranza degli italiani (più precisamente il 53,8 per cento delle persone di 18 anni e più) sia in condizione normopeso, ben un adulto su tre (33,4 per cento) risulta in sovrappeso, il 9,1 per cento è obeso e il restante 3,6 per cento è sottopeso. Mentre l’obesità interessa in uguale misura uomini e donne, le differenze di genere sono marcate per quanto riguarda le persone in sovrappeso, che sono il 42 per cento degli uomini rispetto al 25,7 per cento delle donne. Ancora più rilevanti sono le differenze per quanto riguarda il sottopeso: oltre l’86 per cento sono donne, soprattutto giovani donne (sotto, figura 1: composizione percentuale dei gruppi di età ≥ 18 anni per indice di massa corporea, settembre-dicembre 1999).

Peso degli italiani L’obesità rappresenta un importante fattore di rischio per la salute di un individuo. Un eccesso di peso, con conseguente accumulo di grasso corporeo, può comportare soprattutto complicazioni cardiovascolari o a carico dell’apparato muscolo-scheletrico, ma forte è anche l’associazione fra obesità e diabete, malattie del fegato o colecisti, cancro, ipertensione. Esistono numerosi studi che indagano i nessi tra l’eccessiva assunzione di cibo, con conseguente sovrappeso e obesità, e l’aumento della mortalità. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità1, "l’effetto del sovrappeso sulla mortalità persiste durante l’intera durata della vita", sebbene questo effetto sia più marcato tra gli uomini e le donne sotto i 50 anni di età. Si ingrassa per cause di tipo genetico, che concorrono o interagiscono con altri motivi di tipo comportamentale o ambientale. Scorrette abitudini alimentari, con l’assunzione di eccessive quantità di zuccheri e di grassi, spesso associate a stili di vita sedentari, possono accrescere il rischio di diventare obesi, in particolare tra le persone che già presentano una predisposizione.

Secondo i risultati dell’indagine, gli adulti obesi in Italia sono oltre 4 milioni, con un incremento del 25 per cento rispetto al 1994; questo incremento è tendenzialmente in linea con quelli registrati in altri paesi europei (per la Spagna l’incremento 1993-97 è pari al 30 per cento). I soggetti in sovrappeso, che sono oltre 15 milioni tra i maggiorenni, non sono invece aumentati rispetto al ’94. Rispetto agli altri paesi europei, in Italia il problema dell’obesità è di proporzioni più limitate ma la tendenza all’aumento del numero di obesi e l’elevato numero di soggetti in sovrappeso destano comunque preoccupazione e giustificano l’allarme delle autorità sanitarie3. In Europa l’incidenza di sovrappeso e obesità è aumentata nell’ultimo decennio, in una percentuale che oscilla tra il 10 e il 40 per cento; secondo l’Oms, i paesi dell’Europa orientale presentano percentuali molto più elevate di quelli dell’Europa occidentale.

Al crescere dell’età la quota di soggetti obesi aumenta. Sono poco meno del 2 per cento i giovani (18-24 anni) che presentano un eccesso di peso ponderale, ma il fenomeno acquista particolare rilevanza a partire dalla classe di età 45-54 anni (13 per cento di obesi). Il valore massimo (15 per cento ) è raggiunto dalle persone di 55-64 anni, mentre gli anziani si attestano al 12,4 per cento. Per le donne di 45-54 anni il tasso di obesità addirittura raddoppia rispetto alla fascia d’età 35-44 (12,8 contro 5,8 per cento).

La stretta relazione tra eccesso di peso ed età vale anche per le persone in sovrappeso: tra i giovani di 18-24 anni la percentuale è di circa il 13 per cento (ma per i maschi sale quasi al 18 per cento), mentre triplica nella fascia di età critica 45-54 anni, fino a raggiungere il livello massimo (45 per cento) tra i 65 e i 74 anni ( tavola 1 (48 kB)).

L’analisi della distribuzione territoriale del fenomeno rivela profonde differenze: al Meridione, in cui l’11,4 per cento della popolazione è obesa, si contrappone il Nord-Ovest, con solo il 7,5 per cento sopra la soglia dell’obesità ( tavola 2 (33 kB)). E’ da considerare che, data la forte correlazione tra BMI ed età, è stato necessario standardizzare i dati, cioè correggerli, in modo da annullare gli effetti dovuti alla diversa distribuzione per età della popolazione nelle diverse ripartizioni geografiche.

Una chiave di lettura di tale divario va ricercata nell’elevata correlazione tra tasso di obesità e condizioni socio-economiche svantaggiate, come anche tra eccesso di peso e bassi livelli di istruzione. Tra gli adulti con titolo di studio medio-alto (diploma o laurea) la percentuale degli obesi è pari al 4,5 per cento, mentre sale al 15 per cento tra gli adulti con la licenza elementare o privi di titolo. Tali differenze persistono anche effettuando l’analisi nelle varie fasce di età ( tavola 3 (47 kB)).

Il fenomeno è più accentuato tra le donne. Si rileva infatti che per una donna con basso titolo di studio il rischio di diventare obesa è tre/quattro volte superiore alla sua pari età diplomata o laureata, mentre è due volte più alto rispetto a una donna con licenza media inferiore. Anche per le persone in sovrappeso si mantiene la relazione inversa tra livello d’istruzione ed eccesso di peso ma, a differenza che per l’obesità, tale relazione si annulla nelle fasce anziane. Sono quindi le fasce più colte e consapevoli della popolazione italiana quelle che riescono a difendersi meglio dal pericolo rappresentato dall’obesità e dal sovrappeso, che costituiscono una grave minaccia per la salute.

I dati più recenti si riferiscono all’ Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare Italiano (3396 kB), un’indagine su 4.908 uomini e 4.804 donne di età compresa fra 35 e 74 anni pubblicata nel 2004 da Italian Heart Journal. Dallo studio emerge che globalmente un uomo adulto su due ed una donna su tre sono in sovrappeso, con una prevalenza dell’obesità del 18 per cento tra gli uomini e del 22 per cento tra le donne. Preoccupano molto le percentuali relative all’obesità addominale, che raggiunge il 24 per cento tra gli uomini e il 37 per cento tra le donne, con una prevalenza del 31,5 per cento nella popolazione generale. Questi dati pongono l’Italia in una sorta di “centro classifica” nell’ambito dei paesi industrializzati in cui sono state condotte analisi epidemiologiche simili.


Bibliografia e note

  1. OMS. La salute in Italia nel XXI secolo, Roma 1999
  2. La classificazione dell’OMS distingue l’obesità in tre livelli: di primo grado o lieve (BMI da 30 a 34,9), di secondo grado o moderata (BMI da 35 a 39,9) e di terzo grado o grave (BMI pari o superiore a 40)
  3. Istituto Auxologico Italiano. II Rapporto sull’obesità in Italia; Franco Angeli, Milano 2000

Fonte: "Tu mangia bene"

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