L’accumulo di grasso a livello addominale è una condizione clinica responsabile di gravi alterazioni metaboliche...
...e può associarsi al rischio di sviluppare malattie croniche. Numerosi studi clinici hanno suggerito che la valutazione dell’adiposità addominale, attraverso la misurazione del giro vita o del rapporto vita-fianchi, possa migliorare in modo sensibile la predizione del rischio di malattie cardiovascolari rispetto alla valutazione basata unicamente sull’adiposità generale, che viene stimata attraverso il calcolo dell’indice di massa corporea o BMI (1-4). Le linee guida correnti raccomandano di misurare la circonferenza addominale nei soggetti con un BMI compreso tra 25 e 34,9 e propongono, per definire l’obesità addominale, un cutoff di 102 e 88 cm per il giro vita (1,0 e 0,85 per il rapporto vita-fianchi), rispettivamente nell’ uomo e nella donna (2).
Il ruolo del BMI quale marcatore del rischio di morte e di malattia è oggetto di discussione da diversi anni. Uno studio pubblicato su JAMA, basato sui dati del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES, 5) ha analizzato in dettaglio, su un ampio numero di soggetti, la correlazione tra il BMI e la mortalità per tutte le cause. Lo studio ha concluso che il BMI non è un buon predittore della mortalità per qualunque causa. Fino a 69 anni di età, infatti, solo un BMI molto elevato (> 35) si associa a un aumento significativo del rischio di morte (che è circa raddoppiato); oltre tale età, invece, solo il sottopeso si associa a un aumento del rischio, mentre l’obesità, anche grave, appare sostanzialmente ininfluente.
Una metanalisi pubblicata da Lancet nel 2006 (6) ha valutato globalmente i dati relativi a oltre 250 mila soggetti seguiti in 40 studi epidemiologici per un follow-up medio di 3,8 anni e ha confermato i dati dello studio precedente: la mortalità per tutte le cause non è aumentata tra i soggetti classificati come “sovrappeso” secondo il BMI, ed è al contrario significativamente superiore tra i soggetti con un BMI inferiore al desiderabile. In questa metanalisi la mortalità cardiovascolare, valutata separatamente, ha avuto un andamento in parte differente: sia i soggetti gravemente obesi sia quelli sottopeso (sempre in base al BMI) presentavano un significativo eccesso di mortalità per queste patologie. Un altro studio (7) ha rilevato un aumento limitato del rischio di morte tra i soggetti attorno ai 50 anni di età con alto BMI.
Gli studi che finora hanno esaminato l’associazione tra l’adiposità generale e addominale e il rischio di morte per qualunque causa suggeriscono invece che l’adiposità addominale possa essere un importante predittore del rischio di questo evento. I dati disponibili sull’associazione tra giro vita o rapporto vita-fianchi e rischio di morte sono comunque limitati. Uno studio pubblicato di recente dal New England Journal of Medicine (8), che focalizza la sua attenzione sulla popolazione europea, fornisce nuove importanti informazioni riguardo le relazioni esistenti tra adiposità generale, adiposità addominale e rischio di morte.
Lo studio ha esaminato l’associazione tra BMI, giro vita, rapporto vita-fianchi e rischio di morte in 359.387 soggetti di età media 51,5 ± 10,4 anni, di cui il 65,4 per cento donne, provenienti da nove paesi europei seguiti per un follow-up medio di 9,7 anni, nell’ambito del grande studio di coorte denominato EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition). La raccolta dei dati relativi agli end point considerati è stata effettuata tramite l’esame dei registri o, in alcuni casi, attraverso indagini dirette condotte via mail o telefono (follow-up attivo). Le cause di morte sono state classificate in cardiovascolari, neoplastiche, respiratorie o altro. Tutti i dati antropometrici sono stati rilevati direttamente e tutti i partecipanti che alla fine del periodo di osservazione presentavano dati incompleti o mancanti sono stati esclusi dallo studio.
L’intera coorte è stata suddivisa in nove categorie di BMI (<18,5; 18,5-21; 21-23,5; 23,5-25; 25-26,5; 26,5-28; 28-30; 30-35; >35). Tali categorie incorporano le definizioni correnti di sottopeso (<18,5), normopeso (18,5-25), sovrappeso (25-30) e obesità (≥35). Inoltre, tutti i soggetti sono stati raggruppati in quintili secondo i valori misurati di giro vita e rapporto vita/fianchi e stratificati per età e sesso. L’aggiustamento statistico dei dati ha riguardato il fumo, il livello d’istruzione, il consumo di alcol, l’attività fisica e la statura. I modelli che prevedevano l’uso della circonferenza addominale e del rapporto vita-fianchi sono stati ulteriormente aggiustati anche per il BMI. E’ stata anche effettuata un’analisi di sottogruppi in cui i soggetti sono stati stratificati per abitudine al fumo e per età al momento dell’arruolamento nello studio.
Lo studio ha dimostrato che il BMI si associa al rischio di morte per qualunque causa in modo non lineare. Il rischio più basso si ha per valori di BMI pari a 25,3 nell’uomo e 24,3 nella donna, mentre per valori di BMI sia inferiori sia superiori il rischio rilevato è più alto e segue una curva a “J”, coerente con i risultati degli studi precedenti (7). Quando giro vita e il rapporto vita-fianchi sono valutati in modo indipendente, si associano al rischio di morte con lo stesso andamento. Invece, dopo un aggiustamento statistico per il BMI, sia il giro vita sia il rapporto vita-fianchi presentano una forte associazione positiva con il rischio di morte. I rischi relativi dei soggetti appartenenti al quintile più alto di giro vita e di rapporto vita-fianchi sono risultati infatti pari, rispettivamente, a 2,05 per gli uomini e 1,78 per le donne, e ancora a 1,68 per gli uomini e 1,51 per le donne. E’ stato possibile stimare che, per un dato BMI, l’aumento di 5 cm del giro vita o di 0,1 del rapporto vita-fianchi corrisponde a un incremento significativo del rischio sia negli uomini (1,17 e 1,13) sia nelle donne (1,34 e 1,24).
Suddividendo i partecipanti in tre fasce di BMI (<24,9 – 24,9-27,7 – >27,7), si evidenzia come i soggetti appartenenti alla fascia più bassa di BMI (<24,9) ma classificati nel quintile più alto di circonferenza vita (≥102,7) e rapporto vita-fianchi (≥0,99) presentino il maggior rischio relativo di morte, rispetto al gruppo di riferimento (formato dai soggetti appartenenti alla seconda fascia di BMI e al quintile più basso di giro vita e rapporto vita/fianchi). Anche i soggetti classificati come normopeso (BMI 18,5-25) ma appartenenti al quintile più alto di giro vita e rapporto vita fianchi presentano un rischio relativo di morte elevato (2,06 gli uomini e 1,79 le donne) rispetto al quintile più basso.
In conclusione, lo studio evidenzia come l’adiposità generale e quella addominale siano associate, anche in modo indipendente, al rischio di morte e supporta l’utilizzo della circonferenza addominale e del rapporto vita-fianchi in aggiunta al BMI nella valutazione del rischio di morte. Dall’analisi dei dati emerge in particolare l’importanza di valutare la distribuzione del grasso corporeo con riferimento ai punti di cutoff per la definizione dell’adiposità addominale al fine di predire il rischio di morte anche nei soggetti normopeso.