CUORE: strategia di prevenzione delle malattie cardiovascolari 

Nell’ambito dei continui e stretti rapporti che legano la Fondazione Italiana per il Cuore (FIPC) e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), Cardiometabolica ha avuto l’opportunità...

...di intervistare l’epidemiologa cardio-cerebrovascolare Simona Giampaoli, ricercatrice all’ISS e tra gli autori della Carta del rischio cardiovascolare, originata dal Progetto CUORE.

Cardiometabolica (CM). Come è possibile controllare la malattia coronarica?
Simona Giampaoli (SG). La malattia cardiovascolare si può prevenire. E’ importante controllare i fattori di rischio modificabili per le malattie cardiovascolari, soprattutto adottare un corretto stile di vita. La malattia cardiovascolare è rara negli stati dove il livello dei fattori di rischio si mantiene basso nelle decadi intermedie.

CM. Lei ha parlato di controllo dei fattori di rischio come possibilità di prevenire la malattia cardiovascolare. Può precisare questo concetto che sembra di fondamentale importanza?
SG. Il primo passo per tentare di ridurre i fattori di rischio modificabili è quello di identificare il rischio cardiovascolare globale del soggetto. Il rischio globale aumenta con l’età e un livello di rischio accettabile può essere ottenuto adottando e mantenendo uno stile di vita corretto. Qualora lo stile di vita corretto non fosse sufficiente per raggiungere un basso livello di rischio di sviluppare la malattia coronarica, si deve ricorrere al trattamento farmacologico.

CM. Lei ha più volte parlato di stile di vita corretto. Può precisare cosa intende e quali sono gli strumenti che il cittadino ha a disposizione per adottare un corretto stile di vita?
SG. Per corretto stile di vita intendo un’alimentazione bilanciata in termini qualitativi e quantitativi, svolgere esercizio fisico regolare, limitare l’assunzione di alcol, cercare di abolire il fumo di sigaretta, ridurre lo stress. Queste indicazioni devono essere fornite al cittadino dall’educazione scolastica, da coloro che si occupano di salute pubblica, da worksites e non ultimo dai mass media. Ma adottare uno stile di vita corretto non è sufficiente, perché bisogna poi mantenerlo nel tempo. Coloro che sono deputati a rafforzare questo concetto nei cittadini sono i medici di medicina generale (MMG), gli specialisti come i cardiologi e le istituzioni, adottando una politica di sanità pubblica e un’azione sull’ambiente nel quale i cittadini vivono.

CM. Tante sono le figure che svolgono un ruolo importante nella prevenzione della malattia coronarica. Secondo lei, chi tra questi attori può meglio definire il rischio globale del paziente?
SG. Essendo la malattia aterosclerotica asintomatica, il MMG è secondo il mio parere la figura che meglio può definire il rischio cardiovascolare della persona, perché ha la possibilità di seguire negli anni la sua storia clinica. Naturalmente il MMG è anche la persona che meglio può incoraggiare e seguire il soggetto nell’adottare e mantenere uno stile di vita corretto. Questo ruolo fondamentale è stato dimostrato dagli studi clinici sull’importanza di smettere di fumare, di svolgere una regolare attività fisica e di adottare una dieta corretta. Il messaggio del medico ha tanto più successo quanto più è continuo, incisivo e se supportato da documenti scritti da fornire al paziente.

CM. Può dare un esempio del ruolo del MMG?
SG. Un buon esempio è il problema dell’obesità. Identificare i pazienti che stanno aumentando di peso o che sono in sovrappeso, ma non ancora obesi, è il primo passo per prevenire l’obesità. Vi sono medici che non controllano il Body Mass Index e che non focalizzano il problema del peso: così viene meno la loro importante azione sul modificare lo stile di vita del paziente.

CM. Può illustrare il Progetto CUORE e i suoi scopi?

SG. Il Progetto CUORE, proposto dal Ministero della Salute e coordinato dall’ISS, si propone di prevenire le malattie cardiovascolari attraverso l’identificazione del rischio da parte del MMG. Il primo passo è stato quello di creare un sito web dal quale il MMG e qualsiasi altro professionista della sanità potesse scaricare liberamente il software per calcolare il rischio cardiovascolare. In questo modo è possibile monitorare come il rischio si modifica con il corretto stile di vita. Sono stati organizzati corsi per spiegare ai MMG come usare il software e come trasferire il risultato nella loro pratica clinica.

CM. Chi ha organizzato questi corsi e com’erano strutturati?
SG. Questi corsi, che rilasciano crediti ECM, sono stati pianificati e sviluppati dall’ISS in collaborazione con il Ministero della Salute, l’Agenzia italiana del Farmaco e le associazioni nazionali dei MMG e dei cardiologi. I corsi sono strutturati in quattro moduli: due residenziali, di cinque ore ciascuno, sono focalizzati sul rischio globale e sul calcolo del punteggio di rischio, sulla comunicazione di tale rischio, sulla promozione di uno stile di vita corretto e sul trattamento farmacologico. Il terzo modulo, della durata di 2-4 mesi, è dedicato all’applicazione nella pratica clinica del software cuore.exe. I MMG mandano poi i dati degli score individuali all’ISS, che è responsabile della loro analisi su base nazionale e regionale. Il quarto e ultimo modulo prevede la partecipazione dei MMG a workshop regionali focalizzati sulla presentazione dei risultati raggiunti. Sono 1091 i MMG che hanno partecipato a questo programma e 4312 quelli che hanno scaricato il software cuore.exe.

CM. Si tratta quindi di un progetto ambizioso e con una valenza sanitaria di primissimo piano
SG. CUORE rappresenta una collaborazione unica nel suo genere tra Ministero della Salute e ISS nel promuovere il calcolo e la gestione del rischio cardiovascolare tra i medici di medicina generale. L’intero Progetto CUORE rappresenta un passo importante verso una strategia di prevenzione della malattia cardiovascolare.

Alberto Lombardi
Fondazione Italiana per il Cuore

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