Attività motoria come prevenzione e terapia del diabete di tipo 2
Il 30 agosto 2006 è partita da Perugia un’emozionante avventura piena di valori umani, sociali e sportivi.
Sette ciclisti con diabete (Attilio Bisciao e Davide Panichi di Perugia, Paride Civitarese di Chieti, Carmine Del Regno di Avellino, Simone Donadello di Mantova, Goffredo Girolomoni di Pesaro e Francesco Tei di Ravenna), insieme a chi scrive (coordinatore del Gruppo attività fisica di Diabete Italia), hanno attraversato in bicicletta sette paesi europei in bici dall’Italia all’Olanda in sette giorni, per un totale di 1165 km. Gli otto ciclisti, passando per Strasburgo, sede del Parlamento Europeo, hanno portato ai partecipanti al Congresso mondiale della Diabetes, Exercise, Sport Association, che si è tenuto ad Arnhem (Olanda) dal 6 al 9 Settembre, l’adesione di Diabete Italia ai principi della “Dichiarazione Scritta del Parlamento Europeo sul Diabete” (Vienna, Aprile 2006).
Gli obiettivi della spedizione ciclistica erano:
- sensibilizzare l’opinione pubblica ed i politici sulla necessità di cambiare il focus sul diabete spostando l’attenzione mirata esclusivamente alla terapia ad una visione più completa che guarda attentamente alla qualità della vita delle persone con diabete;
- promuovere l’attività fisica e motoria quale elemento per migliorare lo stile di vita delle persone con diabete;
- dimostrare che nessun traguardo sportivo è precluso alle persone con diabete quando sono bene educate a gestire il controllo glicemico.
Il gruppo di ciclisti era accompagnato da un team medico coordinato dall’autore di queste note (professore associato di Endocrinologia all’Università di Perugia e coordinatore del Gruppo attività fisica di Diabete Italia) e composto da Anna Ranchelli (specializzanda in Endocrinologia), Monica Miccio (dietista) e Dalila Battistini (studentessa in medicina) che hanno raccolto i dati scientifici della spedizione, in corso di pubblicazione. Le emozioni, gli aspetti umani e sportivi del viaggio erano riportati ogni giorno in un weblog (su www.diabetes.it o www.diabeteitalia.it) curato da Dalila e da Simone, il più giovane dei ciclisti con diabete del gruppo.
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In un recente editoriale sulla sindrome metabolica Gerald Reaven scrive: «
obesity is not a component of syndrome X, because in contrast to the other variables, it is not a consequence of insulin resistance but only increases the likelihood of an individual becoming insulin resistant and developing the associated adverse consequences. In the same vein, physical inactivity acts similarly to obesity in increasing the likelihood that insulin resistance will develop, and results of prospective studies have shown that physical inactivity seems to be as potent as obesity, if not more so, in increasing risk of developing type 2 diabetes mellitus or CVD». In effetti, abbiamo diversi studi epidemiologici che dimostrano chiaramente la relazione inversa tra stato di forma fisica (VO2max) e sindrome metabolica. Inoltre, esistono dati sperimentali che dimostrano che la selezione genetica per la VO2max comporta la comparsa o meno nel ratto delle caratteristiche antropometriche e biologiche tipiche della sindrome metabolica. La VO2max dipende da una efficiente funzione mitocondriale; diversi studi documentano che nella diabesità vi sono multiple alterazioni della funzione mitocondriale. Molte di queste alterazioni possono essere corrette mediante l’attività fisica aerobica che può migliorare anche del 30 per cento la VO2max, soprattutto nei soggetti sedentari e poco allenati.
I benefici di un regolare programma a lungo termine di attività fisica aerobica, svolta nel tempo libero, da soggetti con diabete mellito di tipo 2 ed obesità o sovrappeso sono dimostrati da uno studio eseguito a Perugia. È stato valutato l’effetto di diversi livelli di dispendio energetico mediante una post hoc analysis degli effetti di intensità differenti di dispendio energetico dovuto ad attività fisica aerobica volontaria
(figura 1).

I 179 diabetici di tipo 2 (età media ± DS: 62 ± 1 anni) erano stati randomizzati al braccio di intervento in uno studio che ha permesso di validare un modello di counselling individuale atto a motivare il paziente diabetico alla pratica regolare dell’esercizio fisico. I pazienti sono stati seguiti per due anni e divisi in 6 gruppi in base al livello crescente di dispendio energetico (in METs/h/sett.) raggiunto con la pratica abituale di attività fisica: gruppo 0 (soggetti sedentari, n= 28); gruppo 1-10 (6,8 ± 0,3 METs/h/sett., n=28); gruppo 11-20: (17,1 ± 0,3 METs/h/sett., n=27); gruppo 21-30 (27,0 ± 0,5 METs/h/sett., n=27); gruppo 31-40 (37,5 ± 0,5 METs/h/sett., n=32); gruppo > 40 (58,8 ± 1,8 METs/h/sett., n=34).
All’inizio dello studio i sei gruppi non differivano significativamente riguardo a età, peso, sesso, durata di malattia, METs/h/sett. e parametri biochimici e antropometrici della sindrome metabolica valutati. Dopo due anni i gruppi 0 e 1-10 non avevano subito variazioni dei suddetti parametri, mentre negli altri gruppi a dispendio energetico via via crescente, si è assistito a una riduzione significativa (p<0,05) di HbA1c, valori pressori, colesterolemia totale, trigliceridemia e rischio coronarico a 10 anni. Nei gruppi 21-30, 31-40 e > 40 si è verificata anche una riduzione di peso, circonferenza addominale, frequenza cardiaca, glicemia basale, colesterolemia LDL e un incremento della colesterolemia HDL (p<0,05). I METs/h/sett., inoltre, correlavano positivamente con le variazioni di HDL e negativamente con quelle degli altri parametri (p<0,001) e questo dato rende possibile stimare il miglioramento che ci si può attendere, relativamente ad ogni parametro della sindrome metabolica, praticando un certo tipo di attività fisica e ad una certa intensità .
Sono state, inoltre, analizzate anche le ripercussioni in termini di farmacoeconomia: dopo due anni, la spesa pro capite annua per farmaci era aumentata (p<0.001) di 393 euro in G 0, non mostrava differenze significative in G 1-10 (206 euro, p=0.068), era diminuita in G 11-20 (-196 euro, p=0.014), in G 21-30 (-593 euro, p<0,0001), G 31-40 (-660 euro, p<0.0001) e G>40 (-579 euro, p<0,0001). Il risparmio sui costi è risultato significativamente correlato (p<0.0001) all’incremento del dispendio energetico. I METs-ora/sett. sono risultati inversamente correlati ai costi per farmaci prescritti (r-0.51, -18 euro) e per altre spese sanitarie (r-0.33, -23 euro), ai costi sociali indiretti (r-0.40, -36 euro) e ai costi totali (r-0.60, -66 euro) e positivamente correlati ai costi sociali diretti (r=0.44, 13 euro). E' stato stimato che, in due anni, camminare 5 km al giorno riduce i costi per farmaci di 550 euro, i costi per altre spese sanitarie di 700 euro, i costi sociali indiretti di 110 euro e i costi totali di 2000 euro, con un incremento dei costi sociali diretti di 400 euro.
L’uso dell’attività fisica come strumento terapeutico della diabesità offre evidenti vantaggi sia in termini di miglioramento del rischio cardiovascolare e dei parametri biochimici ed antropometrici della sindrome metabolica che in termini economici di rapporto costo/beneficio.
Per sensibilizzare l’opinione pubblica sull'efficacia dell'attività fisica aerobica per curare obesità e diabete di tipo 2 nasce “Io muovo la mia vita” (www.iomuovolamiavita.diabeteitalia.it). Promotori del progetto sono Diabete Italia con il Gruppo attività fisica e il Centro Marathon di Gabriele Rosa, cardiologo bresciano specializzato in Medicina dello sport. Grazie ai media (stampa, radio-TV, sito web di Diabete Italia) sarà raccontata una sfida che durerà un anno: un gruppo di persone con sola obesità, o con obesità e diabete di tipo 2 e i loro medici, partendo da zero, comincia sotto la guida di uno dei più grandi esperti al mondo di maratona (appunto Gabriele Rosa) un programma che li porterà attraverso tappe intermedie (10 km a marzo, 21 km a giugno) a tentare di completare la maratona di Milano (ottobre 2007). Vogliamo attirare l’interesse dell’opinione pubblica e far passare il messaggio che tutti possono ritenere fattibile : «Una moderata attività fisica come camminare 4-5 km al giorno, tutti i giorni, serve a curare obesità e diabete». Quindi la maratona è solo una scusa per valorizzare l’attività fisica compatibile con l’obesità e il diabete. La sfida-maratona servirà anche a rinforzare da un punto di vista emotivo la convinzione che chi si impegna può ottenere grazie alla costanza risultati impensabili.
Nella sfida i medici non saranno spettatori passivi ma si metteranno in gioco al pari dei loro pazienti per testimoniare al meglio che credono nella validità del messaggio. Parteciperanno 18 Centri diabetologici territoriali, universitari e ospedalieri distribuiti in modo omogeneo in tutta Italia. Ogni centro partecipa con tre persone: un medico, un soggetto con obesità viscerale e uno con diabete di tipo 2 da 1-5 anni. In più partecipano come testimonial Dario Laruffa (giornalista conduttore TG2 RAI nazionale) e lo scrittore Giannermete Romani, che curerà la stesura di un libro su tutta la storia. L’età dei partecipanti è compresa tra 20 e 65 anni. “Io muovo la mia vita” è partito il 26 ottobre 2006 con la valutazione delle 56 persone presso il Centro Marathon di Brescia mediante test da sforzo e curva acido lattico. In base ai risultati, i partecipanti hanno ricevuto un programma personalizzato e sono seguiti via web dal dottor Rosa. A inizio e fine esperienza ci sarà per tutti la determinazione della composizione corporea e dei principali fattori di rischio cardiovascolare; inoltre, prima, durante e dopo l'esperienza la dott.ssa Natalia Piana farà interviste strutturate e chiederà di partecipare a un programma di autobiografia narrativa. Seguiteci su www.iomuovolamiavita.diabeteitalia.it
Parole chiave: forma fisica, obesità, diabete, attività aerobica, sindrome metabolica