Prevenzione cardiovascolare: il Progetto VIP
Per meglio comprendere dell’argomento, sembra utile anteporre alla sua trattazione una breve storia del Progetto VIP.
1988-89. I Comuni di Montecorvino Rovella e Bellizzi, in Provincia di Salerno, conducono una prima indagine epidemiologica, Progetto Montecorvino Rovella (PMR), sui fattori di rischio cardiovascolare nella fascia di età 25-74 anni. Al PMR sono stati dedicati un volume e vari lavori specifici.
1998-99. Dopo la sua ideazione nel 1994, il Progetto VIP nasce e diventa operativo nel 1998. La raccolta dei dati relativi alla fase trasversale (soggetti di 25-74 anni) avviene negli anni 1998-99. A essa sono dedicati un volume e vari lavori specifici. Nel 1988 si studia anche una popolazione di 35-74 anni i cui dati confluiranno in quelli dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare.
2000. Il Progetto VIP diventa parte integrante del Programma CINDI dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
2001. Nell’ambito del CINDI, si effettua un’indagine sullo stato di salute e l’utenza dei servizi sanitari. Nello stesso anno la raccolta dei dati si estende a soggetti di 15-24 anni e di oltre 74 anni (Progetto VIP Up and Down). I dati saranno raccolti in un volume.
2007. Nel quadro di un progetto pilota per una nuova raccolta di dati relativi alla popolazione della Valle dell’Irno, si studiano 200 individui (35-74 anni) i cui risultati saranno utili a costruire trend relativi al periodo 1988-2008.
Il Progetto come risorsa
L’avere intrapreso il Progetto VIP, dopo l’esperienza del Progetto Montecorvino Rovella, ci ha consentito non solo di delineare i trend dei principali fattori di rischio nella nostra area (dato disponibile solo in poche realtà dell’Italia Meridionale), ma l’indagine epidemiologica e la successiva programmazione degli interventi nella popolazione ha stimolato, nella nostra realtà prevalentemente clinica, sempre nuovi interessi.
L’esperienza è stata contrassegnata da un lungo percorso formato da importanti momenti rubati alla clinica, con la costante convinzione di fare una cosa utile a noi stessi (l’epidemiologia e la prevenzione hanno sicuramente arricchito il nostro essere cardiologi clinici) e, soprattutto, alle popolazioni nelle quali abbiamo operato, fornendo dati utili per interventi mirati. Dopo circa venti anni di attività epidemiologica e preventiva, è possibile un bilancio e in particolare sono possibili alcune considerazioni sull’utilità di un progetto di così ampio respiro.
Prevenzione mirata
La prima considerazione è legata al fatto che un programma mirato di prevenzione cardiovascolare non può non partire che dalla raccolta di dati epidemiologici, perché questo è l’unico modo per essere incisivi sul proprio territorio. In tabella I sono riportate le prevalenze dei maggiori fattori di rischio cardiovascolare rilevate nel Progetto Montecorvino Rovella e nel Progetto VIP.

In questi anni è maturata sempre più la convinzione che la prevenzione sia la strada giusta da percorrere e questa convinzione è sostenuta da numerosi studi. In particolare, il progetto MONICA ha evidenziato come la mortalità preospedaliera sia la componente principale della mortalità cardiovascolare totale ed è evidente che una sua riduzione può essere ottenuta solo mediante attente azioni di prevenzione. Più di recente, nell’ambito della prevenzione secondaria, lo studio COURAGE ha evidenziato come un’adeguata terapia sia l’azione prioritaria per ridurre gli eventi cardiovascolari in pazienti con patologia coronarica cronica.
Attività scientificaUna raccolta di dati così ricca ha consentito, negli anni, di costruire un importante data-base molto utile anche a fini scientifici su temi di prevenzione di estremo interesse.
Cambio di mentalità nel medico clinicoL’impegno di cardiologi clinici in programmi di prevenzione cardiovascolare ha promosso un vantaggioso cambio di mentalità, favorendo negli operatori l’evoluzione del ragionamento dal singolo paziente alla valutazione del rischio/beneficio e costo/beneficio dei propri interventi sulla popolazione.
Partecipazione alle attività degli infermieriL’attività concreta di prevenzione e di raccolta dati sui fattori di rischio ha stimolato nuovi interessi anche nel personale parasanitario operante, in modo attivo, a fianco del medico nella raccolta dei dati, nell’archiviazione al computer degli stessi e nella divulgazione dei principi della prevenzione, consentendo di creare vere e proprie nuove figure nel
counseling sullo stile di vita corretto e sulla necessità di un’idonea
compliance alla terapia e alla prescrizione medica.
Fattibilità di studi di microepidemiologiaUna delle cose più importanti che il nostro lavoro ha dimostrato è la fattibilità, da parte di cardiologi clinici, di studi epidemiologici locali e la possibilità di sviluppare concreti programmi di prevenzione cardiovascolare nella propria area d’azione. Inoltre:
- ha favorito lo sviluppo di ambulatori ad hoc che permettono un controllo più proficuo dei fattori di rischio;
- ha coagulato, intorno al nostro progetto, numerose iniziative da parte di altri gruppi di lavoro; sono, infatti, sorti nuovi interventi che vanno a rinforzare la nostra azione sulla popolazione da parte di altre unità operative;
- ha stimolato un fiorire di incontri con la popolazione che sono stati non solo la conseguenza a nostre sollecitazioni, ma anche la risposta a richieste da parte della popolazione stessa. Questo è alquanto confortante soprattutto se si considera il basso livello di scolarità, condizione che potrebbe rendere più difficoltosa la ricezione del messaggio preventivo.
Il futuro prossimoStiamo lavorando per ampliare l’intervento di prevenzione cardiovascolare in una prospettiva globale di promozione della salute, dando importanza non solo alla salute fisica ma anche a quella psichica e sociale. A tal fine è in atto un’integrazione tra il nostro intervento e quello dell’associazione La tenda, operante da anni nel nostro territorio in ambito sociale. Momenti altrettanto importanti saranno:
- il follow up a dieci anni della popolazione arruolata nel Progetto VIP (terza fase del programma);
- una nuova valutazione di una popolazione randomizzata (età 25-74) nella provincia di Salerno, che ci consentirà di costruire una “mappa cronologica” dei fattori di rischio della durata di vent’anni (1988-2008).
E’ infine in corso di attuazione il
Programma “Trasformiamo grasso e fumo in acqua”in cui stiamo utilizzando le risorse messe in campo per il Progetto VIP per contribuire a interventi in popolazioni lontane dalle nostre e con esigenze opposte alle nostre. Per questo si è studiato con il Rotary Club Salerno Nord-Est un programma che prevede numerosi incontri con la popolazione locale sui fattori di rischio cardiovascolari e sulle modalità per ridurre la loro incidenza, ma nello stesso tempo si preoccupi di raccogliere fondi per contribuire ad offrire acqua potabile ai paesi in cui ne hanno bisogno per la sopravvivenza.
In pratica, ogni incontro con comunità locali prevede una relazione e discussione sul corretto stile di vita e la considerazione fondamentale che la prevenzione è soprattutto risparmio: non solo di eventi cardiovascolari, ma anche economico. L’invito ad acquistare una maglietta il cui ricavato sarà devoluto a costruire un pozzo per la città di Teresa nelle Filippine.
Prevalenza della sindrome metabolicaParticolare attenzione è stata data alla prevalenza della SM, rilevata secondo i criteri dell’ATP III. I dati preliminari (non pubblicati) sono riportati in
tabella II e
figura 1. Si può rilevare una prevalenza alta in entrambi i sessi e che si accresce con l’età. Questo dato conferma che il problema della SM è un problema tutt’altro che irrilevante e richiederà molto impegno da parte dei medici nel ridurne la prevalenza e gli eventi cardiovascolari nei pazienti in cui la sindrome è già manifesta.
La letteratura recente è particolarmente fiorente sull’importanza di individuare i pazienti con sindrome metabolica nelle strategie di prevenzione cardiovascolare, ma non mancano le critiche e i dubbi. Noi pensiamo che la forza dell’individuare i pazienti con SM stia nel fatto di poter spostare più precocemente gli interventi di prevenzione primaria, prima che si sviluppino i classici fattori di rischio. Per questo motivo riteniamo che la sindrome metabolica vada ricercata soprattutto nelle popolazioni più giovani. In queste fasce di età la sua prevalenza è già importante ed è proprio su questi soggetti che devono essere previsti appropriati interventi in termini di prevenzione.
