Tempo e spazio: il contributo dell'antropologia.
di Antonio Guerci
Il contributo che l’antropologia può fornire al tema dell’obesità si estrinseca in due direzioni fondamentali: il tempo e lo spazio.
Nel primo caso è interessante conoscere i pregi – o i difetti – che venivano attribuiti a un corpo sovrappeso in epoche lontane, mentre nel secondo caso veniamo a conoscere le rappresentazioni del corpo in popolazioni differenti del mondo attuale. Inoltre, attraverso una ricerca etnomedica si possono censire i farmaci assunti (o precauzioni preventive) al fine di combattere l’obesità.
Il tempo.
Nella preistoria il corpo femminile viene rappresentato con caratteri sessuali e tessuti adiposi imponenti, che simbolizzano un’abbondante alimentazione, ma soprattutto una promessa di fecondità. Le pitture rupestri sembrano indicarci che alimentazione e capacità riproduttiva si associano a una rotondità delle forme.
Nell’antichità il corpo femminile viene rappresentato come armonioso e le rotondità si limitano al seno e alle natiche. Invece il corpo maschile viene rappresentato via via sempre più robusto. In tutte le civiltà esiste una “dea madre” che spesso coincide con una “dea terra”: tutti gli idoli che le rappresentano (greci, minoici, cartaginesi) evidenziano una figura materna benevola, onnipotente e, soprattutto, pingue. Nell’Asia orientale, ma in particolare nell’Africa sud-sahariana, compaiono in epoca neolitica delle divinità steatopigiche. In epoca romana sembrano tornare di moda forme rotonde che sottendono notorietà, ricchezza, consumo smodato di alimenti, e quindi potenza.
Nel Medio Evo assistiamo a una rappresentazione di corpi maschili e femminile magri, emaciati, spogli. Il corpo sembra essere luogo di infelicità e di sofferenze: solamente l’anima deve “crescere”. Il Rinascimento rigetta però le norme medioevali e reintegra i canoni della scultura greca: i corpi devono essere belli, giovani e sani. Nel XVII e XVIII secolo, con le trasformazioni del regime alimentare associate alla rivoluzione agricola e industriale, le morfologie corporee si modificano ancora: Rubens, per esempio, rappresenta forme femminili molto prospere.
Nel XIX secolo la figura femminile deve essere sobria, tuttavia i caratteri sessuali secondari (seno e sedere) vengono espressamente esagerati dal particolare abbigliamento. Nell’uomo, per contro, un grosso ventre diviene il simbolo d’opulenza, di ricchezza e di potere. Dopo il 1930, il corpo viene via via esposto, pertanto deve proporsi come simbolo di salute esteriore e interore, sino a divenire atletico.
Oggi assistiamo all’esibizione del corpo, che deve essere magro, non tanto per espiare il peccato originale né per esaltare una sottoalimentazione, quanto per adeguarsi a una norma sociale: oggi il corpo obeso rimanda infatti a tutta una serie di luoghi sociali psichici e medici. L’obeso, attraverso la sua “lipofilia”, manifesta un segno di malessere sociale; nelle nostre società il corpo obeso è il marchio di basso livello socioeconomico che si caratterizza per un’alimentazione ipercalorica associata a una cattiva igiene di vita. L’obeso perde così il “controllo sociale” sul proprio corpo e viene colpevolizzato, tanto sul piano etico quanto in ambito medico.
 Venere di Willendorf
|  Veneri di Dolni Vestovice
|
Due lottatori in azione, afflitti da obesità (Museo archeologico Nazionale di Taranto)
|
Donna obesa (Museo archeologico Nazionale di Taranto)
|  Neferhotep, arpista cieco, afflitto da obesità (Rijksmuseu van Oudheden (leida)
|
Lo spazio

In un paese dove la speranza di vita degli uomini è in media di 73 anni, i grandi lottatori di sumo giapponesi –il cui peso può eccedere i 200 kg – hanno una speranza di vita che eccede raramente i 45 anni.
Non tutte le popolazioni del mondo considerano l’obesità come una patologia, anzi vengono associate a questo particolare stato caratteristiche o qualità positive (forza, robustezza, resistenza, valore). Per questo motivo esistono numerose pratiche e ricette specifiche, soprattutto alimentari, per fare ingrassare persone che sono già in sovrappeso (vedi alcuni paesi arabi). Dai tempi più remoti, tuttavia, non poche popolazioni hanno cercato di “curare” l’obesità. Di seguito vengono riportate alcune ricette o “farmaci” impiegati da popoli di tutto il mondo, al fine di diminuire il grasso corporeo e le complicazioni associate al suo eccesso.
IndiaAcqua del Mar Morto possiede una concentrazione salina nove volte superiore a quella dei mari aperti. per combattere l'obesità e la cellulite.
Il
dàlam (una delle otto varietà di miele dell’Ayurveda) è utile contro vomiti, è ... afrodisiaco, riduce il grasso e l'obesità.
Nella medicina indiana, Ayurvedica,
Kapha, uno dei tre
dosha (umori) governa la struttura del corpo; pertanto gli individui Kapha sarebbero particolarmente predisposti all’obesità.
CinaPer la medicina cinese, l’obesità sarebbe causata da un eccesso di umidità e di debolezza del meridiano
Milza, e le costituzioni Yin sarebbero particolarmente predisposte agli stati pletorici.
America LatinaTerminalia catappa – L’infuso delle foglie ha proprietà dimagranti
Bidens Pilosa L. – Per il trattamento dell’obesità fare bollire una manciata di piante intere in un litro di acqua prendere ogni giorno una piccola quantità del liquido per 20 giorni. Sospendere il trattamento per una settimana e riprendere per altri 20 giorni, e continuare cosi per ottenere dei risultati.
Xanthium spinosum sp. - infuso della pianta intera per l’obesità.
AfricaCatha edulis L. “Per le sue caratteristiche farmacologiche è stato suggerito l’uso del qàt nell'obesità essenziale, provocando anoressia
Varie medicine popolariArmenia marittima sic. – estratto delle parti aeree contro l’obesità
Alchemilla alpina L. – carminativo – estratto delle parti aeree contro l’obesità
Phytolacca decandra L. – radice impiega nella cura delle malattie del ricambio (reumatismo, artritismo, obesità) e come depurativo
Urtica dioica L. – la principale azione dell’ortica si esplica a livello epatico. La pianta intera è usata nella terapia di iperlipemie, ipertrigliceridemie e ipercolesterolemie e nel diabete è astringente e nel trattamento dell’obesità
Helichrysum italicum (Roth) G. Don. – la pianta fiorita Cura certe forme di obesità.
Centella asiatica L. (Urban) – Decotto utilizzato nella terapie dell'insufficienza venosa nel trattamento della cellulite e come diuretico.
Juglans regia L. – Stimola la diuresi, la funzione pancreatica ed epatica impiegata nelle malattie del ricambio: diabete, obesità, gotta.
Betulla alba L. – L’azione diuretica ne consiglia l’uso nell’ipertensione, negli edemi cardio-renali, nella idropisia, nell’obesità, negli stati iperurici e nella gotta Per uso topico può essere applicata nella cellulite
Hedera helix L. – Efficace nelle celluliti
Verbena officinalis L. – È, tra altro, indicata come spasmolitico cellulite
Fraxinus excelsior L. – buoni risultati nella litiasi renale, nella cellulite
Fucus vesicolosus L. – Tubero usato nella terapia dell’obesità, azione anticellulitica e leggera attività ipotensiva.
Aesculus hippocastanum L. – è utilizzato anche nel quadro di stati pletorici obesità e cellulite.
Prunus avium L. – Si utilizza in infuso o decotto ha azione diuretica indicata negli edemi di natura cardiaca, nell’insufficienza renale, nell’iperuricemia e nella cellulite
Spiraea ulmaria L. (Maximowicz) – Applicazione nell'iperuricemia, edemi, cellulite
Zea mays L. – Il fiore è impiegato come diuretico e disidratante nel trattamento dell’obesità ecc
Triticum sp. – “La crusca, fibra alimentare, trova applicazioni come modulatore metabolico nelle iperlipidemie e dislipidemie, nel diabete, nelle litiasi e nell’obesità.
Vitis vinifera L. “cura dell'uva: affezioni cardio-renali, obesità”
Occidente modernoL’allattamento rappresenterebbe un fattore privilegiato di prevenzione nei confronti dell’obesità. E’ stato infatti osservato (Relazione inversa fra la durata dell’allattamento e la prevalenza di obesità; von Kries R, Koletzko B, Sauerwald T, von Mutius E, Barnert D, Grunert V, von Voss H Breast feeding and obesity: cross sectional study.
BMJ 1999; 319: 147-50) quanto segue:
- il tasso di obesità è del 3,8 per cento nei soggetti allattati per due mesi;
- del 2,3 per cento per un allattamento da tre a cinque mesi;
- dell’1,7 per cento per un allattamento da sei mesi a un anno;
- dello 0,8 per cento se l’allattamento dura più di un anno.
Tutti i dati qui riportati provengono dalla Banca dati del Museo di Etnomedicina “Antonio Scarpa” di Genova.

Evoluzione del corpo obeso - Collins 2001

Antonio Guerci
Direttore del Dipartimento di Antropologia
Università di Genova