Pieno successo per la Giornata mondiale per il Cuore 2007 

Riducendo i fattori di rischio, adottando un corretto stile di vita, cioè non fumando, svolgendo una regolare attività fisica e scegliendo un'alimentazione...

...sana ed equilibrata, si può ridurre fino del 44 per cento la mortalità dovuta alle malattie cardiovascolari. Lo dimostrano studi scientifici condotti in altri paesi, ma ovviamente la sfida è anche alla nostra portata. Le persone in cura per le malattie cardio-cerebro-vascolari sono più di 800mila soltanto in Italia. Ogni anno nascono 4.000 bambini cardiopatici. Il 42 per cento delle morti registrate in Italia sono dovute a queste malattie e quasi il 24 per cento della spesa farmaceutica a carico del Servizio sanitario nazionale è assorbita dal trattamento delle persone. Ma, sebbene l’attore principale sia il singolo, che in prima persona può ottenere soddisfacenti risultati se solo lo vuole, per vincere la sfida non possiamo fare a meno di una presa di coscienza della società, in primo luogo della famiglia e delle istituzioni. Ecco perché la Giornata mondiale per il Cuore 2007 pone l'accento sul legame, o meglio sul patto che deve esistere tra la responsabilità individuale, la partecipazione della famiglia e l'intervento delle istituzioni con l'obiettivo di agire concretamente con programmi efficaci di prevenzione delle malattie cardio-cerebrovascolari.

Dalla responsabilità personale a quella famigliare

Chiarisce le ragioni di questa scelta Rodolfo Paoletti, professore emerito della Facoltà di Farmacia dell’Università di Milano e presidente della Fondazione italiana per il Cuore (FIPC): «La prevenzione non è qualcosa che cala dall’alto, non dev’essere vissuta come un’imposizione. E’ piuttosto un diritto e un dovere di ciascuno di noi, che nella prevenzione dobbiamo esercitare la nostra responsabilità personale. E dalla responsabilità personale alla responsabilità famigliare il passo è breve e obbligato. Nella famiglia, il bambino viene educato a mangiare e a muoversi e nella famiglia gli adulti, in particolare le mamme hanno la grande responsabilità di guidare, educare e prendersi cura dei congiunti, giovani, adulti e anziani». E, proprio nella famiglia, l’esempio ha un peso importantissimo.

«I casi d’infarto e di ictus continuano a crescere e, soprattutto, riguardano pazienti sempre più anziani e portatori di altre comorbilità» sottolinea Massimo Volpe, presidente della Società italiana per la Prevenzione cardiovascolare (SIPreC). «Entro il 2025, l’Organizzazione mondiale della Sanità prevede un incremento di una volta e mezzo dei casi di infarto miocardico e quasi il raddoppio dei casi di ictus». Gli studi hanno dimostrato che il 90 per cento delle responsabilità dei casi di infarto va attribuita al cattivo controllo dei fattori di rischio tradizionali (fumo di sigaretta, ipertensione arteriosa, dislipidemie, diabete). «Ridurre i casi di infarto è possibile» aggiunge il prof. Volpe. «In alcuni paesi, come la Gran Bretagna, hanno già cominciato a farlo. Ma occorre uno sforzo collettivo di tutte le componenti del sistema sanitario, dai vertici politici agli operatori periferici per riuscirci in pochi anni».

Passare dal dire al fare: il ruolo delle istituzioni

«L’intervento delle istituzioni e della società» conferma il prof. Paoletti «non è solo un corollario, ma deve favorire, supportare e rendere facile e largamente diffusa la prevenzione famigliare delle malattie cardiovascolari».

«Oggi si parla sempre più di prevenzione e di cuore, anche nei media. E questo è un bene» riconosce Giovanni Spinella, presidente del Coordinamento nazionale Associazioni del Cuore (CONACUORE). «Ma ora è necessario passare dal dire al fare: prima di tutto, cioè, investire sul territorio, là dove la pandemia cardiovascolare colpisce e dove produce danni alla sanità (calcolati) e alla società (incalcolabili)». Secondo il prof. Spinella, «è urgente attuare una strategia per evitare che le persone e in particolare i nostri anziani si ammalino. Occorre presidiare il territorio al fine di evitare che le patologie cardiovascolari, con il loro pesantissimo corredo di morti e feriti, continuino a costituire la massima causa di decesso, di malattia, di invalidità, di ricovero e di danni arrecati ai bilanci della famiglia, della società e della sanità».

«Oggi, le linee guida sulla prevenzione primaria si concentrano sul rischio cardiovascolare globale assoluto» ricorda Giovanna Laurendi del Ministero della Salute, «che tiene conto di più fattori di rischio contemporaneamente». Per fortuna, oggi sappiamo con certezza che la correzione di queste condizioni è davvero in grado di ridurre e di molto il rischio di malattie cardiovascolari. «E’ per questa ragione» spiega la dott.ssa Laurendi «che il Ministero della Salute, dopo aver ideato nel 2004 il Progetto Cuore, ha incluso la prevenzione cardiovascolare prima nel Piano nazionale della Prevenzione 2005-7 e poi nel Piano sanitario nazionale 2006-8».

Il mondo dello sport: esempio e stimolo

La Giornata mondiale per il Cuore è arrivata alla sua ottava edizione. «L’ormai lunga catena di Giornate, cominciata nel 2000» ricorda il prof. Paoletti «porta alla ribalta i temi più attuali della prevenzione delle malattie cardiovascolari: dal personalizzare la prevenzione, all’attenzione per le figure deboli, la donna, il bambino; dalla prevenzione dell’obesità all’età del cuore, per arrivare al 2007, con l’attenzione a una famiglia e a una società sane. In questo percorso la Fondazione italiana per il Cuore è stata accompagnata dalle istituzioni, dalle società scientifiche, dal volontariato e dal mondo dello sport».

Eventi recenti e purtroppo luttuosi del mondo sportivo hanno colpito l’opinione pubblica come il caso dello sfortunato calciatore Antonio Puerta del Siviglia, morto a soli 22 anni per un arresto cardiocircolatorio a seguito di una displasia aritmogena del ventricolo destro. «Un quadro clinico complesso e delicato» ci tiene a ricordare Luigi Colombo, della Lega nazionale Professionisti Calcio e docente della Scuola di Specializzazione di Medicina dello Sport. «L’evento drammatico dimostra che insieme alla scienza medica bisogna che agiscano le strutture sportive, le istituzioni, in una parola: la società. Questa Giornata mondiale per il Cuore 2007 farà da volano, ci auguriamo, a ulteriori studi per una salute più tutelata e per una prevenzione di situazioni drammatiche come quello che ci ha tutti colpiti recentemente».

Intanto – dicevamo – la salute del cuore è anche una questione di responsabilità personale e famigliare. «Ecco perché» conclude il prof. Paoletti «viene assegnato il World Heart Champion, seconda edizione del Premio, istituito dalla Fondazione italiana per il Cuore, per la custodia della propria salute. E tocca ex aequo alla famiglia Maldini (che non ha bisogno di presentazioni) e al noto direttore di Radio DeeJay Linus (che tra l’altro ha partecipato con “cuore” e passione ad alcune edizioni della maratona di New York), per la loro testimonianza del fatto che, con uno stile di vita intelligente, si può e si deve conservare quel patrimonio prezioso che è la nostra salute».

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