Decolla il progetto Red Dress Italia
Scienza e moda insieme per un programma di sensibilizzazione e educazione dell’universo donna. Un modo nuovo di parlare di prevenzione cardiovascolare per la donna in menopausa.
Sulle ali delle sfilate di Milano moda Donna, la donna si veste di rosso per richiamare l’attenzione sulla salute del proprio cuore e contribuire a prevenire le malattie cardiovascolari. Prende il volo il progetto Red Dress Italia, che richiama un’importante campagna di informazione nata negli Stati Uniti nel 2002 e ormai radicata nell’opinione pubblica americana, per sensibilizzare le donne nei confronti delle malattie cardiovascolari. Durante le sfilate di febbraio a New York, i più noti stilisti statunitensi mettono all’asta le loro creazioni di colore rosso e il ricavato è destinato allo studio e alla prevenzione delle malattie cardiovascolari. In quest'occasione, i media invitano tutte le donne a indossare un abito rosso o almeno a portare un accessorio di tale colore.

La Fondazione "Giovanni Lorenzini" – che ha anche una sede a Houston, Texas (USA) e ha realizzato con i
National Institutes of Health e altre prestigiose istituzioni scientifiche internazionali alcuni dei più significativi progetti per la salute della donna – e la Fondazione italiana per il Cuore, membro di World Heart Federation, hanno dunque deciso di avviare anche in Italia un'articolata collaborazione non solo con il mondo scientifico ma anche con quello della moda.
La conferenza stampa è stata aperta da un messaggio di Livia Turco. «La salute della donna costituisce un obiettivo intrinseco nel New Deal della Salute presentato nel giugno scorso da questo Ministero. Seguendo il diario delle attività e delle iniziative di questo Ministero, che non a caso richiama il diritto alla salute come diritto di cittadinanza, diversi e significativi sono stati gli interventi che vedono la donna come obiettivo di azione politica sulla salute» ha ricordato il ministro della Salute. «La campagna
Red Dress Italia che state lanciando in questi giorni, e alla quale è stato concesso il patrocinio, richiama alcuni impegni che questo Ministero si è dato nel tradurre in fatti concreti e soluzioni condivise, le diverse istanze provenienti dai cittadini nella protezione della salute in generale e della donna in particolare. Scienza e Moda per la Salute della Donna è un modo nuovo di parlare di prevenzione cardiovascolare per la donna in menopausa».
Scienza e Moda è un modo nuovo di fare prevenzione. Le parole del ministro sono così commentate da Mario Boselli, presidente della Camera nazionale della Moda italiana: «La moda italiana ha una sua storia di vicinanza ai problemi sanitari: le campagne sull’AIDS ne sono un esempio. Ma in questo momento mi fa piacere sottolineare che se anche le malattie – e ne sono state citate molte – sono i moventi del
Red Dress Italia, quello che ha attratto di più la nostra Camera è stato il disegno di una sensibilizzazione della donna sana a proteggere il proprio patrimonio di salute e soprattutto ad agire fin dall’età più giovane per prevenire il rischio delle malattie cardiovascolari, che abbiamo appreso con sorpresa essere il killer numero uno della donna. Mi auguro che il nostro patrocinio possa diventare nel progetto
Red Dress Italia un segno continuato del legame tra scienza e moda per la salute della donna».
La prevenzione al femminile di Red Dress Italia«
Red Dress Italia vuole non solo richiamare l’attenzione sulle malattie cardiovascolari nella donna, ma anche sensibilizzare tutte le donne a prendere coscienza della menopausa e a prepararsi ad affrontarla in salute» ha spiegato Emanuela Folco, segretario generale della Fondazione "Giovanni Lorenzini" e della Fondazione italiana per il Cuore. «Il progetto è rivolto alle donne di tutte le età, ai medici e alle autorità, perché questa fase della vita riceva adeguata attenzione, corretti supporti e migliori interventi».
In Italia, le malattie cardiovascolari – in particolare l’infarto miocardico e l’ictus cerebrale – sono responsabili del più alto numero di decessi tra le donne (nel 2002 oltre 130mila donne
vs 105mila uomini), mentre circa altrettanto numerose sono le donne colpite da eventi non fatali, ma spesso gravemente invalidanti. E le donne sono il 20 per cento più a rischio degli uomini. In particolare, nella donna in menopausa le malattie cardiovascolari – come i tumori, l’osteoporosi, le malattie del sistema nervoso e il diabete – hanno un andamento più grave rispetto a quello che si osserva nell'uomo. «La menopausa, infatti, è una condizione che rappresenta uno dei problemi più sentiti dalle donne che l'affrontano e uno dei più trascurati dalla società» ha aggiunto Pier Giorgio Crosignani, direttore del II Istituto di Clinica ostetrica e ginecologica, Università degli Studi di Milano «anche se presto un terzo della popolazione femminile sarà in menopausa e già oggi un miliardo di donne nel mondo si trova in questa condizione».
Perché le malattie cardiovascolari sono così importanti nella donna?«Pochi tengono conto del fatto che la donna muore più dell’uomo per le malattie del cuore e dei vasi (infarto e ictus) e che la perdita della protezione ormonale che si realizza intorno alla menopausa mette la donna in condizioni simili se non peggiori degli uomini di fronte ai fattori di rischio di dette malattie» ha precisato Silvia Priori, direttore del Servizio di Cardiologia molecolare, IRCCS Fondazione “Salvatore Maugeri” e Università degli Studi di Pavia, e responsabile per la Società europea di Cardiologia (ESC) del progetto Women at Heart. «Ho detto “peggiori” perché da un lato, a volte, la donna trascura sintomi che dovrebbero avvertirla di un problema cardiovascolare, dall’altro il percorso diagnostico e terapeutico nella donna è spesso rallentato rispetto all’uomo. La donna che si presenta al Pronto soccorso con una sintomatologia di dolore toracico ha una probabilità inferiore all’uomo di essere sottoposta alla necessaria valutazione per identificare una malattia coronarica. Questa ridotta probabilità è legata alla diversa risposta clinica di molte donne all’ischemia cardiaca. Le donne cardiopatiche ricevono meno cure rispetto agli uomini, e la loro prognosi è più sfavorevole».
Il medico della donna e il medico per la salute della donna«La scienza medica di oggi individua nella donna una serie di patologie che sempre più richiamano le ultraspecializzazioni e le ultra tecnologie» ha proseguito il professor Crosignani. «Il quadro clinico della donna dopo la menopausa è del tutto nuovo per lei, e in questo periodo le malattie che poco la colpivano nelle età precedenti, così come quelle che già la colpivano, assumono un andamento clinico completamente diverso, comunque più pesante per evoluzione e richiesta di intervento medico. Nella cultura occidentale il ginecologo è il medico per antonomasia della donna: l’ha seguita nell’età fertile, la conosce e ne diventa il medico anche in questo periodo. L’approccio alle patologie della donna in menopausa non va gestito tramite interventi cardiologici, diabetologici, reumatologici e oncologici separati tra loro, ma con una visione medica coordinata ed equilibrata. Si trascurano anche le complicazioni microcircolatorie del diabete, che subdolamente portano la donna a cadere e fratturarsi ossa già rese più fragili dall’osteoporosi. Noi “medici della donna” abbiamo poi qualche altra domanda» ha concluso il ginecologo milanese. «La prima è come trasferire a tutti i medici e operatori sanitari che seguono la donna dopo la menopausa le conoscenze sempre più complesse su detto periodo della vita. La seconda è come trasferire agli specialisti abituati a seguire l’uomo la conoscenza specifica di quella particolare donna che richiede interventi tecnologicamente sempre più complessi. La terza è come affrontare la crescente richiesta di salute da parte di donne che già oggi trascorrono in menopausa più di un terzo della loro vita media. E’ un’esigenza di sensibilizzazione e di conoscenza prima di tutto delle donne e poi dei medici e delle autorità che, noi pensiamo, la campagna
Red Dress Italia ci aiuterà a coprire. Adoperarsi per disegnare un Istituto per la salute della donna ci pare doveroso».
La menopausa: tutti ne parlano, ma quanti la conoscono?«Dai tempi di Eva la donna affronta la menopausa» ha affermato Adriana Maggi, direttore del Centro di eccellenza CEND, Dipartimento di Scienze farmacologiche, Università degli Studi di Milano «e dai tempi storici della medicina gli studiosi hanno affrontato e studiato soprattutto le conseguenze negative della menopausa. Oggi la scienza medica è costretta ancora a riproporsi il tema della fisiologia della menopausa, per capire meglio i meccanismi di questo orologio biologico della donna, per riconoscere prima e meglio i segnali che l’annunciano e ne predicono l’evoluzione verso una delle patologie che spesso l’accompagnano, per capire i meccanismi che possono migliorarne l’evoluzione e per verificarne meglio l’approccio terapeutico, soprattutto farmacologico. Il progetto
Estrogens in Women Ageing (EWA) che stiamo portando avanti in Europa con la Fondazione “Giovanni Lorenzini” nell’ambito del VI Programma quadro europeo ci darà risposte? Speriamo di riceverne molte. Sicuramente
Red Dress Italia sarà un veicolo di eccellenza per trasferire dalla ricerca di base direttamente alla donna i benefici che la ricerca ci sta portando già oggi».
Gli obiettivi di Red Dress ItaliaQuali sono in sintesi gli aspetti salienti di
Red Dress Italia? Per prevenire al meglio le malattie cardiovascolari nelle donne di tutte le età, è necessario studiare più a fondo la menopausa e preparare la donna ad affrontarla in salute, prevenendo le malattie cardiovascolari e riducendo i disturbi per le patologie specifiche. «L'opera dei media e della comunicazione è indispensabile per sensibilizzare società e mondo scientifico a occuparsi della donna in menopausa» ha detto ancora la dottoressa Folco. «E anche il mondo della moda, sempre attento ai temi della donna non solo come utente, ma anche come protagonista della propria presenza nella società, ci sta aiutando – e non poco – in questo progetto, che invita la donna, i medici e le autorità ad accompagnarci per costruire insieme l’Istituto per la salute della donna».
Con quali vantaggi? «Le valenze per la donna sono chiare» ha concluso la moderatrice Michela Vuga «soprattutto se riusciremo a sostenere la donna nel riappropriarsi del proprio ruolo nei confronti della salute. La donna tende infatti a mettere in secondo piano la propria salute a vantaggio di quella dei propri familiari. E per la società le valenze sono altrettanto chiare, se si considera che sin dalla gravidanza la donna condiziona il metabolismo del proprio figlio e poi ne costruisce la cultura dell’alimentazione, dello stile di vita e della responsabilità alla gestione della propria salute».