II Cardiometabolic Prevention Day (1)
Tessuto adiposo e metabolismo nel contesto delle malattie cardiovascolari.
Nella relazione di Mariano Agrusta e Vincenzo Cavallaro (Unità operativa dipartimentale Endocrinologia e Diabetologia, Ospedali riuniti delle Tre Valli, Cava de’ Tirreni) viene subito evidenziato come le malattie cardiovascolari siano la prima causa di morte in Europa e come il diabete mellito sia un aggravante per tali patologie. Le recenti linee guida redatte dalla quarta Task Force congiunta della Società europea di Cardiologia e da altre nove società (4° TFJ) sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari aterosclerotiche (MCV) nella pratica clinica, individuano delle priorità e tra queste il diabete di tipo 2 e quello di tipo 1 con microalbuminuria. L’esordio insidioso della patologia aterosclerotica che si sviluppa nel corso di molti anni ed è già gravemente avanzata alla comparsa dei sintomi è fortunatamente correlata allo stile di vita ed ad altri fattori fisiologici e biochimici modificabili.

Le linee guida 2007 dell’
European Society of Cardiology (ESC) e dell’
European Association for the study of Diabetes (EASD) a cui rimanda la 4° TFJ per ciò che attiene al diabete, sottolineano come diabete e malattie cardiovascolari sono facce di una stessa moneta e che ogni classificazione dovrebbe tener conto del rischio cardiovascolare connesso al diabete. Sia le soglie per il 2hPG sia il valore di 126 mg/dL (7 mmol/dL) corrispondono a valori ai quali incrementa la prevalenza di retinopatia diabetica, questi limiti, però, non individuano il rischio maggiore per il diabetico che è la morte per MCV (cardiopatia ischemica e ictus cerebrale). Le due società riunite suggeriscono la ricerca sistematica di CAD nei diabetici e la ricerca di diabete nel CAD.
Il riconoscimento precoce delle turbe dell’omeostasi glicemica è strettamente connesso all’abbattimento del rischio globale possibile oggi con un cambiamento dello stile di vita ed un’adeguata multiterapia che agisce su tutti i fattori di rischio (glicemia, ipertensione arteriosa, dislipidemia). Solo alcuni anni fa il diabete era considerato un fattore di rischio maggiore, nel 2001 il
National Cholesterol Education Program (USA) lo ha classificato come equivalente di CHD, nel 2007 l’ESC e l’EASD lo hanno definito come un aspetto della CVD, successivamente la 4° TFJ ha ribadito che è una priorità per le MCV.

L’importanza crescente della sindrome metabolica è legata alla ormai accettata visione del
e non più come un semplice deposito di grasso. Attualmente è chiaro che gli adipociti vanno a costituire un organo endocrino altamente attivo che secerne ormoni importanti, citochine, sostanze vasoattive, e altri peptidi. Questi esercitano una notevole influenza sulla funzione metabolica di vari tessuti ed organi e sul rischio cardiovascolare, come osserva
(Cardiologia riabilitativa post-acuzie, AO Monaldi Napoli) nella prima parte della sua relazione.