Presentazione commentata dell’omonimo documento del Ministero della Salute pubblicato il 30 aprile 2008.
Il volume è scaricabile dal portale del Ministero della Salute, area “Salute delle donne”, alla pagina dedicata all’Archivio documenti.
Premessa
Le donne costituiscono il 51,4 per cento della popolazione italiana: sono circa 30 milioni, con riferimento al I gennaio 2007. Questa percentuale è piuttosto stabile in tutte le Regioni, variando dal 50,8 per cento in Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige al 52,5 per cento in Liguria. Tale percentuale varia all’interno delle classi di età: a meno di 20 anni di età ci sono 94 donne per 100 uomini, mentre tra le persone oltre gli 80 anni di età ci sono ben 199 donne per 100 uomini. La quota di donne aumenta all’aumentare dell’età, in quanto in Italia esse vivono mediamente quasi sei anni in più rispetto agli uomini. Le donne straniere costituiscono (dati 2006) il 4,4 per cento della popolazione femminile presente sul territorio.
Documento
L’onorevole Livia Turco, ministro della Salute nel governo Prodi, ha voluto concludere il suo mandato pubblicando un interessante documento riguardante la tutela e la promozione della salute delle donne, vera espressione della qualità ed equità del nostro sistema sanitario, paradigma del livello di civiltà di un paese. Un approccio “di genere” (femminile/maschile) alla salute deve essere capace di incidere sui determinanti della salute, per contrastare le disuguaglianze, i pregiudizi, gli stereotipi nella medicina, nella ricerca biomedica, nello studio dell’eziologia e dei fattori di rischio, nella sperimentazione farmaceutica. Riconoscere le differenze non solo biologiche ma anche relative alla dimensione sociale e culturale del genere è essenziale per delineare programmi e azioni, per organizzare l’offerta dei servizi, per indirizzare la ricerca, per analizzare i dati statistici. A tale scopo, numerose e autorevoli donne del mondo scientifico, dell’associazionismo e delle professioni si sono ritrovate per produrre ed elaborare progetti e proposte, a partire dalle evidenze dimostrate. Il documento affronta numerose tematiche: dalla nascita (diritti della partoriente e del nato, progetto acido folico in gravidanza ecc.) alla prevenzione (vaccinazione contro l’HPV, screening oncologici), dal dramma della violenza contro le donne e della mutilazione genitale alle strategie per la salute delle immigrate.
Non mancano argomenti di interesse “cardiometabolico”, che cercheremo di affrontare più dettagliatamente in questo commento. Ricordiamo che le donne rappresentano il 52 per cento della popolazione nella Comunità Europea: la speranza di vita delle donne è aumentata fino a raggiungere gli 84 anni, mediamente sei anni più della media maschile. Le cause più frequenti di decesso femminile sono le malattie dell'apparato circolatorio (>40 per cento dei decessi), il cancro (>25 per cento), le malattie dell'apparato respiratorio (circa 5 per cento), i suicidi e gli infortuni (circa 5 per cento). Le principali cause di decesso variano in base all'età: per le donne di età inferiore a 30 anni, gli incidenti stradali; per la fascia 30-34 anni, il suicidio; per la fascia 35-64, i tumori, in particolare della mammella e dell'utero; oltre 65 anni, le malattie dell'apparato circolatorio. responsabili della metà dei decessi.
Malattie cardiovascolari
Nel complesso, le patologie dell’apparato cardiocircolatorio costituiscono la causa principale di morte (38,2 casi ogni 10mila maschi e 44,6 casi ogni 10mila femmine). In particolare, la cardiopatia ischemica è la prima causa di morte in Italia, rendendo conto del 28 per cento di tutti i decessi, mentre gli accidenti cerebrovascolari sono al terzo posto con il 13 per cento, dopo i tumori. Chi sopravvive a un attacco cardiaco diventa un malato cronico. E la malattia, oltre a modificare la qualità della vita, comporta notevoli oneri economici per la società: in Italia la prevalenza di cittadini affetti da invalidità cardiovascolare è pari al 4,4 per mille (dati Istat) e il 23,5 per cento della spesa farmaceutica italiana (pari all’1,34 del prodotto interno lordo) è destinato a farmaci per il sistema cardiovascolare (Relazione sullo stato sanitario del Paese, 2000).
Pressione arteriosa
Il 33 per cento degli uomini e il 31 per cento delle donne sono ipertesi (pressione arteriosa uguale o superiore a 160/95 mmHg) oppure sotto trattamento farmacologico specifico. Il 19 per cento degli uomini e il 14 per cento delle donne sono borderline, con valori della pressione sistolica compresi tra 140 e 159 mmHg e quelli della diastolica compresi tra 90 e 95 mmHg. Per quanto riguarda la terapia dei soggetti ipertesi, il 50 per cento degli uomini e il 34 per cento delle donne non vengono trattati farmacologicamente per tenere sotto controllo la pressione arteriosa.
Colesterolemia
Il 21 per cento degli uomini e il 25 per cento delle donne hanno una colesterolemia totale pari o superiore a 240 mg/dL oppure sono in trattamento farmacologico specifico. Il 36 per cento degli uomini e il 33 per cento delle donne sono in una condizione di rischio (colesterolemia compresa fra 200 e 239 mg/dL). Per quanto riguarda la terapia dei soggetti ipercolesterolemici, l’81 per cento degli uomini e l’84 per cento delle donne non vengono trattati farmacologicamente per tenere sotto controllo la colesterolemia.
Sedentarietà
Il 34 per cento degli uomini e il 46 per cento delle donne non svolgono alcuna attività fisica durante il tempo libero.
Fumo
Il 30 per cento degli uomini fuma (in media 17 sigarette al giorno), contro il 21 per cento delle donne (che ne fuma 13), una percentuale in continuo, preoccupante aumento.
Obesità
Il 18 per cento degli uomini e il 22 per cento delle donne sono obesi.
Glicemia
Il 9 per cento degli uomini e il 6 per cento delle donne sono diabetici (con glicemia superiore a 126 mg/dL). Il 9 per cento degli uomini e il 5 per cento delle donne sono in una condizione di rischio, con valori glicemici compresi tra 110 e 125mg/dL. Per quanto riguarda la terapia dei soggetti diabetici, il 62 per cento degli uomini e il 56 per cento delle donne non vengono trattati farmacologicamente per tenere sotto controllo la glicemia.
Prevenzione
In larghissima misura, le due principali cause di mortalità (malattie cardiache e tumori) possono essere evitate grazie alla prevenzione primaria (modi di vita più sani) o secondaria (screening per diagnosi precoce). I principali fattori di rischio associati a una quota importante della mortalità prematura (decesso prima dei 65 anni) comprendono il tabagismo, il consumo eccessivo di alcol, le cattive abitudini alimentari e l’assenza di attività fisica. La percentuale delle donne fumatrici nella maggior parte degli Stati membri è intorno al 25 per cento e purtroppo è in costante aumento.
Mentre i dati sulle diete sono scarsi, quelle sulle conseguenze dei modelli alimentari (peso) sono disponibili. Il sovrappeso è un significativo fattore di rischio per numerose malattie, in particolare cardiache e diabete. Per quanto riguarda un altro importante fattore di rischio, l’inattività fisica, ben il 46 per cento delle donne non pratica alcuna forma di attività fisica e solo il 16 per cento dichiara di fare sport con continuità. Complessivamente, il tasso standardizzato delle donne affette da almeno una malattia cronica grave era del 12,1 ogni 100 (anno 2000). Per malattia cronica grave si intende un gruppo di patologie, la cui presenza implica cattive condizioni di salute ed elevato livello di limitazioni, quali (per ricordare solo quelle di interesse “cardiometabolico”) diabete, infarto miocardico, angina pectoris, altre malattie del cuore, trombosi, embolia, ictus cerebrale.
Promozione alla salute
Per essere tale, la promozione della salute delle donne necessita innanzitutto di dati sulla prevalenza di malattie e disturbi nei due generi, ma anche di dati sulle condizioni di lavoro e di vita, sui ruoli sociali e familiari, sulla natura e sulla qualità delle relazioni, sui vissuti delle donne. In questo senso, si sottolineano alcune significative evidenze.