Il diabete compare quando le cellule beta delle isole di Langerhans – componente endocrina del pancreas – non sono più in grado di mantenere un’adeguata increzione di insulina...
...per controllare la glicemia e prevenire quadri di iperglicemia. La diminuita capacità di secrezione delle cellule beta è legata a una combinazione di fattori genetici e ambientali. Nel diabete di tipo 1 il principale meccanismo fisiopatologico è una reazione autoimmune mediata dai linfociti T contro le cellule beta; nel diabete tipo 2 il meccanismo fisiopatologico alla base dell’alterazione metabolica è invece l’insulino-resistenza, ma non appare ancora definito in tutti i suoi aspetti come essa alteri la funzione delle cellule beta.
L’interleuchina-1beta (IL-1β, una delle due forme di IL-1) svolge un ruolo importante nella patogenesi del diabete di tipo 1 (1): agisce infatti sulle cellule beta inibendone la funzione e favorendone l’apoptosi (2). Va comunque sottolineato che l’IL-1β viene prodotta dalle cellule beta dei pazienti affetti da diabete mellito tipo 2 (3). Partendo dalle seguenti osservazioni e cioè ridotta espressione dell’antagonista del recettore di IL-1, aumentata produzione di IL-1 β nelle beta-cellule indotta dai livelli elevati di glucosio, diminuita secrezione di insulina, diminuita proliferazione cellulare e apoptosi, gli autori dell’articolo (4) hanno ipotizzato che utilizzando un antagonista del recettore dell’IL-1 (anakinra) si potesse migliorare la funzione delle cellule beta e il controllo glicemico nei pazienti con diabete di tipo 2.
Tra gennaio 2004 e marzo 2005 gli autori hanno condotto uno studio controllato, in doppio cieco, considerando 70 pazienti con diabete tipo 2 afferenti a due centri. I pazienti sono stati randomizzati all’assunzione sottocute per 13 settimane di 100 mg die di anakinra o placebo. Come end point primario è stata scelta la variazione dei valori di emoglobina glicata, come end point secondari le alterazioni funzionali delle cellule beta, la sensibilità all’insulina e la variazione dei marker infiammatori.
Tra i risultati dello studio è importante sottolineare come nei pazienti trattati con anakinra il livello di emoglobina glicata sia risultato inferiore dello 0,46 per cento rispetto al gruppo di controllo, come i livelli di proteina C-reattiva siano stati significativamente più bassi nel gruppo anakinra rispetto al gruppo placebo (P = 0,002) e come non si siano registrati episodi di ipoglicemia sintomatica né eventi avversi ai farmaci. Gli autori con questo studio hanno dimostrato che un antagonista del recettore dell’IL-1 può migliorare il controllo glicemico nei pazienti con diabete tipo 2 e può ottenere anche una riduzione dei livelli di marker di infiammazione.
Lo studio suggerisce pertanto che questa classe di farmaci può avere un ruolo nella terapia del diabete tipo 2, ma ulteriori studi sono necessari per testare un dosaggio più elevato di anakinra, per testarne l’attività con un follow-up più lungo, per testare altri antagonisti dell’IL-1 caratterizzati da un’emivita più lunga, il tutto con lo scopo di prevenire la distruzione e favorire la rigenerazione delle cellule beta nel diabete di tipo 2. Quest’ultima considerazione, come afferma Kristina Rother nel suo editoriale (5), è importante perché vi è un crescente interesse nello sviluppare farmaci che non solo migliorino la funzionalità delle cellule beta (controllo dell’iperglicemia postprandiale), ma che favoriscano anche la loro rigenerazione.