Riassunto e commenti sul Rapporto DAWN, la "fotografia" più aggiornata ed esauriente della malattia in Italia e in Europa.
E’ stato pubblicato dal Ministero della Salute (Direzione generale della Programmazione) il Rapporto DAWN (3169 kB) (Diabetes Attitudes Wishes & Needs) svolto sotto gli auspici dell’International Diabetes Federation e dell’Associazione Diabete Italia. Il Progetto DAWN si inserisce in un più ampio processo iniziato ormai oltre 30 anni or sono con la promulgazione della "Dichiarazione di Saint Vincent", che ha rappresentato una pietra miliare nella storia dell’approccio alla malattia diabetica. Il nome deriva dalla località della Valle D’Aosta in cui fu organizzato nel 1989 il meeting nel corso del quale fu varata la Dichiarazione e da cui è iniziato un cammino che nel 2006 ha portato alla sede delle Nazioni Unite a New York.
Molti paesi industrializzati si trovano oggi ad affrontare il problema delle malattie cronico-degenerative che hanno soppiantato le malattie acute. La medicina di oggi si confronta con patologie che riesce a curare ma non a guarire. La gestione socio-sanitaria di pazienti cronici (post-infartuati, post-oncologici, post-ictus, con patologie neurologiche, renali, diabetici, etc.) costituisce un problema importante, con tempi e impegni prolungati e che richiede intervento costante, partecipazione del paziente, co-gestione multipla della malattia.
Anche in Italia si osserva un’elevata prevalenza di queste patologie croniche degenerative, che comportano spesso una limitazione dell’autonomia individuale e perdite funzionali in una o più delle attività quotidiane, influenzando la qualità della vita del paziente. La malattia diabetica ne è un esempio conclamato: per fronteggiare la pericolosità del diabete assumono grande importanza gli interventi di carattere preventivo (soprattutto quelli diretti a modificare comportamenti e stili di vita), gli interventi di prevenzione e diagnosi precoce delle complicazioni (al fine di migliorare la qualità di vita dei pazienti, riducendo al tempo stesso la necessità del ricovero ospedaliero), gli interventi di riabilitazione e gli interventi di integrazione sia in ambito sanitario sia sociosanitario.
Il rapporto DAWN indaga i punti di criticità sia nell’assistenza, sia nell’autogestione della malattia al fine di formulare risposte assistenziali più adeguate; cerca di fornire strumenti di analisi affidabili e informazioni utili per programmare interventi atti a indurre opportuni cambiamenti o per migliorare alcune attività fondamentali nell’assistenza diabetologica. L’importanza del Progetto DAWN è dovuta al fatto che per la prima volta vengono forniti dati quantitativi derivanti da uno studio internazionale, che ha coinvolto numerosi paesi, compresa l’Italia, che individua i vuoti nell’assistenza a livello internazionale e nazionale, evidenziando, contemporaneamente, l’ampiezza del problema.
Ne emerge una larga sufficienza per il Servizio sanitario nazionale (SSN), con gradimento nei confronti dell’offerta di salute da parte dei Centri specialistici, ma con una maggior richiesta da parte dei pazienti di coinvolgimento, nel percorso di cura, del medico di medicina generale e del pediatra di libera scelta. I dati italiani riferiti alla popolazione diabetica adulta e a una piccola popolazione di immigrati, evidenziano l’esistenza di barriere di comunicazione tra operatori sanitari, e tra questi e il paziente, interruzioni nella continuità assistenziale, non completa aderenza alla terapia (farmacologica e non farmacologica), con una ricaduta sullo stato psicologico del paziente e su molteplici aspetti della vita personale e familiare della persona con diabete.
Nell’introduzione si ricorda che il diabete è la quarta causa globale di decessi al mondo e che ogni 10'' una persona muore nel mondo per cause correlate al diabete. Nel 2007, la spesa totale per il diabete è stimata tra i 168 e 292 miliardi di euro. I costi umani ed economici potranno essere ridotti in maniera significativa solo se s’investirà in prevenzione, principalmente in quella primaria, riconoscendo i fattori di rischio, attuando un adeguato trattamento della persona con diabete per prevenire le complicanze. Va ricordato che l’Italia è stato il primo Paese al mondo a dotarsi di una specifica legge (n. 115/87) che disciplina e identifica i criteri per l’assistenza alle persone affette da diabete mellito e ne proclama i diritti anche dal punto di vista della discriminazione sul lavoro e nello studio. La legge 115, poi resa in parte operativa dal Protocollo di intesa tra lo Stato e le Regioni del 1991, resta un esempio unico al mondo, che ha fortemente contribuito alla presa di coscienza delle problematiche legate alla cura di soggetti affetti da una malattia di lunga durata e gravata da importanti complicazioni.
Il sistema italiano di assistenza al diabete si basa su due livelli: le cure primarie costituite dal complesso di attività presenti nella medicina generale e nella pediatria sul territorio e dalle strutture distrettuali e dalle cure secondarie, strutturate in una rete capillare di servizi specialistici di tipo territoriale e ospedaliero. Servizi specialistici che, con oltre 600 centri distribuiti su tutto il territorio nazionale, rappresentano un modello di assistenza unico nel panorama internazionale ed una realtà di eccellenza per la loro struttura a team: molti studi scientifici internazionali ne hanno esaltato soprattutto i risultati ottenuti sul controllo metabolico e nella prevenzione delle complicanze. Ciononostante, a partire dal 2000, il Ministero della Salute italiano e le Amministrazioni regionali, reali titolari dell’assistenza sanitaria, hanno orientato i loro sforzi verso l’obiettivo di migliorare il sistema di assistenza al diabete adottando politiche di indirizzo che favorissero l’aumento progressivo dell’integrazione delle cure primarie con quelle secondarie.
I vari Piani sanitari nazionali (PSN) triennali programmatici hanno ripreso, infatti, il dettato della L.115/87 ribadendo la necessità di prevenire le complicazioni croniche della malattia attraverso azioni intensive e mirate, sia dal punto di vista terapeutico, sia soprattutto con approcci educativi finalizzati alle modificazioni di stili di vita nocivi (PSN 2004/2006: Prevenzione delle complicazioni del diabete; PSN 2006/2008: Diabete grande patologia linee d’intervento). Più recentemente, il 23 marzo 2005, la Conferenza Stato-Regioni ha concordato e pianificato un vasto piano di prevenzione attiva con fondi finalizzati, all’interno del quale è ben identificata una specifica azione volta a prevenire e ridurre l’incidenza delle complicazioni del diabete e in particolare della patologia cardiovascolare. Tale azione preventiva si basa fondamentalmente su un modello, messo a punto dal Centro controllo malattie, in stretta collaborazione con l’Istituto superiore di Sanità, denominato Progetto IGEA (Integrazione e Gestione dell’Assistenza), fondato su linee guida organizzative per la realizzazione di reti integrate tra la medicina primaria e il livello di assistenza secondaria specialistica, ospedaliera e territoriale.
La persona con diabete è posta al centro di una rete di connessione tra tutti gli “attori del sistema”, sia a livello internazionale sia a livello italiano (figura 1; NGOs = Organizzazioni non governative).

























