Reddito e malattia: urge definire le priorità 

Traduzione e commenti su: Anderson GF, Chu E. Expanding priorities – Confronting chronic disease in countries with low income. N Engl J Med 2007; 356: 209-11

«There is no reason we can’t cure the top 20 diseases»: con questa frase il miliardario (in dollari) statunitense Bill Gates, fondatore di Microsoft e finanziatore della lotta contro le malattie, ha espresso la sua convinzione di poter raggiungere tale obiettivo là dove le organizzazioni internazionali ritengono sia più urgente, come nelle nazioni a basso reddito.

Le malattie cardiovascolari rappresentano il 30 per cento della mortalità nel mondo e 10 per cento della perdita di vita sana (espressa in anni di vita aggiustati per disabilità o DALYs, figura 1); tale percentuale non si discosta da quelle dei paesi a reddito basso o medio-basso [sotto i 3.255 dollari – pari a circa 2.500 euro – di prodotto interno lordo (PIL) pro capite nel 2004], dove sono rispettivamente il 27 e il 9 per cento. Eppure, fino a oggi l’attenzione dei donatori internazionali è stata attratta con più intensità da tre malattie infettive (tubercolosi, AIDS e malaria) cui si attribuisce nel complesso non più del 10 per cento delle morti e dell’11 per cento dei DALYs (nelle nazioni a basso reddito, rispettivamente, il 12 e il 13  per cento).


Figura 1. Anni di vita sana perduti (anni di vita aggiustati per disabilità o DALYs) e decessi per malattia o per condizione. Le condizioni perinatali comprendono basso peso alla nascita, prematurità, asfissia e trauma perinatale. Da Preventing chronic diseases: a vital investment — WHO global report. OMS, Ginevra 2005 (3).

Malgrado la prevalenza delle malattie non trasmissibili, nei paesi a basso reddito le agenzie internazionali si sono dedicate soprattutto a prevenire e trattare le malattie infettive. In realtà, all’inizio del XX secolo dette malattie costituivano la maggioranza dei problemi sanitari e gli interventi di vaccinazione hanno dimostrato efficacia nel ridurre o eradicare tale carico in tutti i paesi. Addirittura, i programmi vaccinali sono stati presi come paradigma di efficacia per gli interventi pubblici sulla sanità e di ritorno di soddisfazione per i donatori privati. E senza intervento dei donatori privati non ci sarebbe stato mercato per molti vaccini impiegati in paesi a basso reddito. Questo significa che gli interventi con vaccinazioni sono rimasti consolidati nelle strategie di intervento.

Per la loro natura cronica e per la difficoltà di eradicarle, le malattie croniche non trasmissibili sembrano meno attrattive sia per i donatori privati sia per gli interventi pubblici. I governi, poi, sembrano non essersi ancora resi conto del peso che malattie quali infarto miocardico, ictus cerebrale e diabete possono avere sul PIL. Inoltre, di fronte all’emozione destata da una celebrità che tiene in braccio un bambino malato di AIDS, ben poca emozione desta un anziano affetto da una malattia cardiovascolare. Eppure l’OMS calcola che nel 2005 un quarto dei morti per malattie croniche nel mondo avesse meno di 60 anni.

Un'altra percezione da sfatare è che il trattamento medico delle malattie croniche sia più costoso del trattamento delle malattie infettive. Un esempio è il costo del trattamento di una tubercolosi latente in una persona senza HIV [da 4.129 a 5.506 dollari (da 3.180 a 4.235 euro) per DALY evitato], che supera il trattamento con aspirina e beta-bloccante di un soggetto ad alto rischio di malattia cardiovascolare [da 0 a 273 dollari (da 0 a 210 euro) per DALY evitato]. La Banca mondiale e l’OMS hanno messo in luce numerosi esempi di interventi su malattie croniche caratterizzati da un buon rapporto fra costo ed efficacia.

Andrea Peracino
Fondazione Italiana per il Cuore

Parole chiave: epidemiologia, reddito, rischio cardiovascolare, DALY

Bibliografia
  1. Anderson GF, Chu E. Expanding priorities – Confronting chronic disease in countries with low income. N Engl J Med 2007; 356: 209-11
  2. Gates: Buffett gift may help cure worst diseases. Associated Press, 26 giugno 2006
  3. Preventing chronic diseases: a vital investment — WHO global report. OMS, Ginevra, 2005
  4. Disease control priorities in developing countries, 2nd ed. World Bank, Washington DC, 2006

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