Il diabete mellito di tipo 2 (DM2) con obesità e la sindrome metabolica (SM) sono espressione della coppia "adiposità viscerale-insulinoresistenza".
Da questa condizione deriva una serie di conseguenze endocrino-metaboliche: iperinsulinemia compensatoria, ipercortisolismo portale, steatoepatite non alcolica, dislipidemia, ipertensione arteriosa, sintesi ovarica di testosterone, disfunzione endoteliale e numerose altre.
Il punto cruciale sta nel fatto che dal recettore insulinico si dipartono due vie, delle quali la fosfatidil-inositolo 3-kinasi (PI 3-K) produce gli effetti metabolici e diviene insulino-resistente, mentre la mitogen-activated protein kinase (MAP K) produce gli effetti strutturali e nucleari e resta insulino-sensibile [1].
A causa dell’iperinsulinemia “compensatoria”, ne deriva una ipo-insulinizzazione della PI 3-K ed una iper-insulinizzazione della MAP K, squilibrio che viene accentuato dalla somministrazione di insulina, con le conseguenze citoproliferative, aterogene e cancerogene che caratterizzano il DM2 e la SM [2, 3].
I mezzi terapeutici che combattono l’insulino-resistenza sono di natura non farmacologica (alimentazione, calo ponderale, esercizio fisico) e farmacologica: tra questi, in primo luogo, la metformina.
Parole chiave: obesità viscerale, insulinoresistenza, iperinsulinemia, insulina esogena
Bibliografia