Cinque passi salvacuore
Nonostante la crescita costante del diabete di tipo 2 e delle malattie cardiovascolari nel mondo, la maggior parte della popolazione non conosce ancora i fattori di rischio per cuore e vasi sanguigni.
A sottolineare ancora una volta questa sottovalutazione dei fattori di rischio è la ricerca internazionale Shape of the Nations 2006 (1), condotta su 11.327 persone in 27 paesi (2) tra cui l’Italia.
I risultati della ricerca Shape of the Nations 2006 mostrano che, globalmente, meno di un quarto della popolazione generale (24 per cento) ha familiarità con il termine “rischio cardiometabolico globale”. Il rischio cardiometabolico è legato alla presenza di diversi fattori di rischio, quali eccesso di grasso addominale, iperglicemia, bassi valori di colesterolo HDL (C-HDL), elevati valori di trigliceridi e ipertensione arteriosa, in grado di favorire lo sviluppo di diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari ed è caratterizzato da un gruppo di alterazioni che, sa da sole in combinazione tra loro, possono incrementare il rischio di andare incontro a malattie cardiovascolari e diabete (3). In Italia la percentuale di coloro che conoscono il termine è più alta, 31 per cento.
Inoltre, meno di una persona su cinque tra la popolazione generale ed i soggetti a rischio di sviluppare diabete di tipo 2 o patologie cardiovascolari e solo poco più della metà dei medici (52 per cento) sa che il rischio cardiometabolico globale si riferisce alla relazione tra fattori di rischio multipli e il pericolo di sviluppare patologie cardiovascolari. In Italia, il 29 per cento della popolazione generale e il 40 per cento dei medici conosce la relazione.

Shape of the Nations 2006La ricerca
Shape of the Nations 2006 è un’iniziativa congiunta tra sanofi-aventis e World Hearth Federation per il 24 settembre 2006, Giornata mondiale del cuore. Quest’anno il tema è: “Quanto è giovane il tuo cuore?”. Lo studio, condotto in 27 paesi su 11.327 persone arruolate tra popolazione generale, soggetti a rischio cardiovascolare e medici di medicina generale, aveva lo scopo principale di valutare la consapevolezza, la comprensione, gli atteggiamenti e i comportamenti nei confronti dei fattori di rischio cardiometabolico e il loro rapporto con il diabete di tipo 2 e le patologie cardiovascolari.

I principali risultatiNella ricerca Shape of the Nations 2006, il 94 per cento dei pazienti a rischio e il 96 per cento della popolazione generale non identifica spontaneamente l’obesità addominale come fattore di rischio cardiometabolico. Non solo: sia i soggetti a rischio sia la popolazione generale considerano l’obesità un fattore di rischio più significativo dell’obesità addominale.
In Italia, il 14 per cento della popolazione generale e il 33 per cento dei medici dichiara di sapere che l’obesità è un fattore di rischio.
Tra i medici non esiste una valutazione uniforme dei fattori di rischio: quelli più trattati sono gli alti valori di C-LDL, di glicemia e di pressione arteriosa. Al contrario, altri fattori di rischio come obesità addominale, elevati livelli di trigliceridi e bassi valori di C-HDL sono considerati con minore attenzione.

Secondo i risultati della ricerca
Shape of the Nations 2006, quasi la metà dei medici riconosce spontaneamente i fattori di rischio classici per la patologia cardiovascolare, quali diabete di tipo 2, alti valori del colesterolo totale, ipertensione e fumo. Tuttavia, appare significativamente più difficile ricordare fattori di rischio emergenti come obesità addominale (facilmente misurabile attraverso la valutazione del giro vita), alti livelli di trigliceridi e bassi valori di colesterolo HDL.
In Italia l’obesità addominale, alti livelli di trigliceridi e bassi livelli di C-HDL sono riconosciuti come fattori di rischio cardiometabolico rispettivamente dal 21, 46 e 28 per cento dei medici intervistati.
Gli studi più recenti dimostrano invece che il rischio cardiometabolico globale rappresenta la causa principale per l’insorgenza del diabete di tipo 2 e delle patologie cardiovascolari ed è legato a un gruppo di fattori di rischio modificabili che comprende iperglicemia, alti livelli di C-LDL (o “colesterolo cattivo”), bassi livelli di C-HDL (“colesterolo buono”), elevati valori di trigliceridi, ipertensione arteriosae eccesso di grasso addominale.
Misura il tuo rischio, mantieni giovane il tuo cuoreI risultati della ricerca Shape of the Nations 2006 evidenziano la necessità di migliorare la comunicazione tra medici e pazienti, in particolare se questi ultimi sono a rischio cardiovascolare. Essi indicano inoltre la necessità di considerare i “cinque passi salvacuore” per misurare il rischio cardiometabolico: giro vita, glicemia, colesterolo HDL e LDL, trigliceridi e pressione arteriosa.
Obesità addominale e rischi associatiL’obesità addominale è oggi considerata un elemento importante ai fini della valutazione del rischio cardiometabolico nella popolazione generale. Diversi studi hanno dimostrato che l’accumulo di tessuto adiposo nell’addome, indipendentemente dall’indice di massa corporea, è predittivo di eventi avversi di tipo cardiometabolico o cardiovascolare (3).
Questo è stato confermato dallo studio IDEA (
International Day for the Evaluation of Abdominal obesity), che ha dimostrato come un ampio giro vita elevata si associ a un maggior rischio di patologia cardiovascolare, indipendentemente dall’età e dall’indice di massa corporea (4). Lo studio dimostra inoltre che circonferenza vita ed età sono fattori determinanti per il rischio di patologie cardiovascolari. Addirittura, ogni 16 anni di vita triplica la probabilità che un adulto abbia una malattia cardiovascolare, ma anche ogni aumento del giro vita di 14 cm per gli uomini e di 14,9 cm per le donne accresce fino al 40 per cento la probabilità che l’individuo vada incontro a una patologia del cuore o dei vasi sanguigni.
Nello studio IDEA, più di 6.000 medici di medicina generale hanno arruolato più di 170mila pazienti in 63 paesi (
in Italia 600 medici hanno arruolato 7.500 pazienti), evidenziando in tutto il mondo che, tra quanti si recano in un ambulatorio di medicina generale, l’obesità addominale ha un’alta prevalenza.
La misurazione del giro vitaLo studio IDEA (5) ha dimostrato che l’obesità addominale si può apprezzare semplicemente misurando la circonferenza addominale, indicatore efficace dell’adiposità intra-addominale. Questa rilevazione, oltre che molto utile, è anche ben accetta dal paziente. Nello studio IDEA il 97 per cento dei pazienti ha acconsentito a farsi misurare il giro vita dal medico di medicina generale, e ciò suggerisce che questa misura antropometrica possa essere facilmente rilevata e inclusa nella pratica clinica quotidiana a livello mondiale.
Bibliografia
- Shape of Nations Survey, 2006. Conducted by Ifop North America. Data on file sanofi-aventis
- Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada , Cina, Corea del Sud, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, India, Italia, Messico, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Russia, Sud Africa, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Turchia
- Vasudevan AR, Ballantyne CM. Cardiometabolic risk assessment: an approach to the prevention of cardiovascular disease and diabetes mellitus. Clin Cornerstone 2005; 7: 7-16
- Després, JP. Abdominal obesity: the most prevalent cause of the metabolic syndrome and related cardiometabolic risk. Eur Heart J Suppl 2006; 8: B4–B12
- Haffner S, on behalf of the IDEA Executive Committee. Waist circumference and Body Mass Index are both independently associated with cardiovascular disease. The International Day for the Evaluation of Abdominal obesity (IDEA) survey. Abstract presentation at the 55th Annual Scientific Session of the American College of Cardiology, 2006